Dal nucleare all’impegno per l’ambiente

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Dagli anni Sessanta ad oggi molto è cambiato nei siti che il Centro possiede in Europa: abbandonate le ricerche sul nucleare, completamente smantellati gli impianti allora installati, il Ccr ha assunto una nuova fisionomia e soprattutto lavora attorno ad argomenti che hanno a che fare con l’uomo, la sua salute e la qualità della vita. L’attualità del suo contributo è venuta in luce nello scorso mese di dicembre, quando a Milano si è svolto il Cop 9 (nona Conferenza delle parti – Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), vòlto principalmente all’attuazione del Protocollo di Kyoto (vedi box a parte). L’Italia è sede di uno dei siti del Ccr: gli altri sono collocati a Geel, in Belgio, a Karlsruhe, in Germania, a Petten, nei Paesi Bassi e a Siviglia, in Spagna. Il sito italiano è a Ispra, sul lago Maggiore; qui si trovano gli istituti che hanno maggiore interesse pratico per le popolazioni europee: l’Istituto per la protezione e la sicurezza del cittadino, l’Istituto per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile e l’Istituto per la salute e la protezione del consumatore. Il personale di questo e degli altri siti è assunto dai diversi paesi dell’Unione e, in misura crescente, dai paesi candidati; diversi sono i ricercatori che compiono stages. Nella prestigiosa sede fra il verde, nei padiglioni dove si svolgono le ricerche (ognuno è adibito a una diversa funzione), si respira un clima di internazionalità, di mondo unito: persone di varie razze, lingue, paesi lavorano fianco a fianco per mettere a punto ricerche e sperimentazioni di diretto interesse per i cittadini. L’unico momento che un po’ imbarazza chi arriva per la prima volta è il controllo preliminare a cui ognuno deve sottoporsi all’ingresso, perché si entra in un’area particolare, dove i segreti sono molti, connessi alla delicatezza del lavoro che vi si svolge; accesso quindi consentito solo agli addetti ai lavori, ai ricercatori, agli scienziati, e naturalmente ai giornalisti. In questi mesi si lavora in un clima di entusiasmo a stretto contatto con i paesi candidati, per aiutarli a meglio comprendere il diritto comunitario e ad essere parte attiva di un processo di unificazione appena iniziato. Salute, ambiente, energia nucleare, pubblica sicurezza, lotta antifrode, qualità degli alimenti, inquinamento atmosferico, uso sostenibile dell’acqua, monitoraggio delle inondazioni: questi ed altri sono gli argomenti all’esame dei vari laboratori di Ispra, che interagiscono, oltre che con l’Unione europea, anche con le organizzazioni di ricerca, con l’industria, con gli enti pubblici, con le università. Con l’allargamento dell’Unione si affrontano nuove sfide, come il controllo dei materiali derivanti dal processo di disarmo e la lotta contro il traffico illecito di materie nucleari: ad esempio il Ccr coopera con la Federazione russa per realizzare un sistema di controllo dei materiali nucleari equiparabile agli standard occidentali. Garantire la sicurezza dei cittadini è la parola d’ordine a Ispra, un po’ meno nelle altre sedi in Europa, le cui ricerche sono di impatto meno immediato per le comunità locali: in Belgio si studiano materiali e misure di riferimento, in Germania si fa ricerca sui transuranici, nei Paesi Bassi il tema è l’energia, in Spagna si verificano le prospettive tecnologiche. Fra gli argomenti che più interessano i consumatori un posto di primo piano è occupato dallo studio sugli organismi geneticamente modificati, al fine di determinarne la presenza limite nei prodotti alimentari; altrettanto importante è la valutazione dei rischi delle sostanze chimiche per gli esseri umani e l’ambiente, che porta con sé la convalida di sperimentazioni alternative, in grado di ridurre o eliminare la sperimentazione sugli animali. Affascinante è il laboratorio che si occupa dell’uso del suolo, monitorandone la composizione tramite una cartografia satellitare della vegetazione; anche i fenomeni di eutrofizzazione marina e costiera sono studiati attraverso il telerilevamento via satellite. Negli ultimi anni lo studio sulle ondate di piena dell’Elba e del Danubio ha permesso di elaborare simulazioni quotidiane sull’evoluzione delle inondazioni, migliorando la previsione con un margine dai quattro ai dieci giorni fra l’annuncio e l’arrivo della piena. La nuova frontiera è rappresentata dalla sicurezza nel ciberspazio, soprattutto in relazione alla privacy ed alla protezione dei consumatori in un periodo in cui stanno aprendosi le frontiere nazionali. Box Obiettivo salute Mentre a Milano in dicembre si discuteva di cambiamenti climatici e dell’attuazione del protocollo di Kyoto, il Centro comune di ricerca metteva a segno due importanti accordi, alla presenza del commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin. Il primo, siglato a Ispra dal commissario Busquin e dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ha varato la collaborazione fra i due enti in diverse aree scientifiche e tecniche: la qualità dell’aria e il suo impatto sulla salute umana, la qualità dell’acqua e del suolo, l’agricoltura, l’alimentazione, l’energia, la sicurezza degli impianti industriali, lo sfruttamento e la protezione del territorio. Il secondo accordo, di portata mondiale, siglato al Museo della Scienza e della tecnica di Milano, ha sancito una collaborazione ufficiale fra i laboratori di riferimento dell’Unione europea (il Ccr), degli Stati Uniti, del Giappone e della Cina, per la definizione in comune dei futuri standard internazionali di emissione per autoveicoli. Non è cosa da poco, in quanto per la prima volta l’inquinamento dell’aria dovuto ai trasporti è stato riconosciuto come un problema internazionale di assoluta priorità e come tale richiederà una armonizzazione a livello mondiale delle metodologie di misura degli inquinanti, al fine di definire i futuri limiti validi su tutto il pianeta.

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