Crocifisso: un simbolo per l’Europa

Sentenza di appello della Corte europea favorevole al’Italia: non è vietato mostrare il simbolo della religione cattolica nelle aule scolastiche. Il caso  fu sollevato nel 2009 da una cittadina finlandese, in primo grado i giudici le avevano dato ragione
crocifisso nelle scuole
«Un segno di buon senso, di saggezza e di libertà». Così mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa sede presso il Consiglio d’Europa commenta la sentenza della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo sull’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.

 

Abbiamo scelto di aprire con un commento di mons. Giordano perché è un uomo di grandi vedute europee e la sua parola – per chi lo conosce – ispira fiducia, credibilità. Soprattutto per una questione così delicata e spinosa come quella che da un anno ha impegnato la Corte Europea di Strasburgo. Il ricorso contro l’Italia non metteva in discussione solamente la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, ma il concetto stesso di laicità.

 

Per capire cosa è esattamente successo, occorre fare un piccolo passo indietro. Nel novembre del 2009 la Corte europea aveva accolto la richiesta di una cittadina italiana di origine finlandese, Soile Lautsi, che si era pronunciata contro l’esposizione del crocefisso, sostenendo che la sua presenza nelle scuole statali fosse «contraria al diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni e al diritto dei minori alla libertà di religione e di pensiero».

 

La Corte aveva così condannato l’Italia a risarcire 5 mila euro alla Lautsi per danni morali. Il governo italiano aveva presentato subito ricorso. La notizia dei giorni scorsi è che la Corte lo ha accolto, assolvendo l’Italia dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche e soprattutto sostenendo che il crocifisso esposto in classe non può essere considerato una “elemento di indottrinamento” che lede le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori.

 

Nel commentare la notizia, mons. Giordano va in profondità, sviscerando il significato che riveste il crocifisso non solo per i cristiani d’Europa, ma per l’umanità intera, soprattutto in questi tempi così provati da guerre, calamità naturali, crack finanziari. «L’umanità – spiega dal sito web dell’agenzia stampa Sir – ha urgente bisogno di un simbolo come il crocifisso, che – se autenticamente interpretato – è unico nel proporre il valore della riconciliazione, il rispetto dell’altro, la legge dell’amore fino al dono della vita; e in particolare è un segno di speranza per le tantissime persone che sono ferite dalla vita e che subiscono il potere del male e del dolore. Perché privare di una fonte di luce le persone che vivono nelle lacrime?».

 

Esulta per la sentenza di Strasburgo anche il card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) secondo il quale «la sentenza è prima di tutto una vittoria per l’Europa» perché «va ben oltre il caso italiano. Con essa – conclude il card. Erdő –, i giudici hanno riconosciuto che la cultura dei diritti dell’uomo non deve per forza escludere la civiltà cristiana».

 

Ma c’è di più. La Croce – fa notare da Bruxelles la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea – è per tutti i cristiani «il simbolo dell’amore globale di Dio per tutta l’umanità». Non può pertanto diventare elemento di sospetto né tantomeno di discordia. È comunque un fatto che in tutta Europa esiste varietà di modelli che regolano il rapporto degli Stati con la religione e i simboli religiosi nella vita pubblica. Questa diversità è il risultato delle diverse tradizioni, identità e storie degli Stati membri, e risente del contesto dei diversi rapporti Chiesa-Stato. Per questo motivo, la Corte giustamente riconosce che il livello più appropriato per poter ragionevolmente valutare tali questioni è quello nazionale.

 

Ma un dato generale viene anche riconosciuto dai giudici europei. E cioè che anche per i credenti di altre religioni e per i non credenti, la Croce può essere considerata come un simbolo estremo di non violenza, di sacrificio degli innocenti. «La sua esposizione al pubblico – dicono i vescovi europei – ricorda a tutti gli esseri umani il rispetto della dignità umana, un principio da cui sono stati derivati tutti i diritti fondamentali».

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