Così nasce una comunità

Terza puntata della conversazione della presidente dei Focolari sul tema “La Parola di Dio”, proposto alla riflessione del movimento.
Vetrata del Centro Ave Arte
Sappiamo che durante la guerra, nelle lunghe ore di sosta nei rifugi antiaerei, erano venute in rilievo le frasi del Vangelo e della Scrittura che più esplicitamente parlano d’amore: «Amerai il prossimo tuo come te stesso»1; «Amate i vostri nemici»2; «Amatevi gli uni gli altri»3; «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente»4.

 

Sono Parole da recuperare oggi nel loro significato più profondo.

«Ci parvero d’una potenza rivoluzionaria – scrive infatti Chiara –, d’una vitalità sconosciuta, le uniche capaci di mutare radicalmente la vita: anche di noi, cristiani di questo tempo»5.

 

E da questa vita nuova Dio, nella sua divina pedagogia, faceva nascere piccole comunità centrate sulla Parola. In esse si viveva ogni settimana con particolare attenzione una frase compiuta del Vangelo; la si portava in cuore come un tesoro e la si applicava ogniqualvolta era possibile; si avvertiva poi, naturalmente, l’esigenza di comunicarsi reciprocamente e continuamente le esperienze della Parola. Era un bisogno del cuore, certamente originato dal carisma dell’unità che spingeva alla completa condivisione di ogni bene; e quale bene più grande dei frutti concreti del Vangelo vissuto? E nel reciproco donarsi le esperienze, il carisma brillava di luce sempre nuova e se ne coglievano nel Vangelo le dimensioni: l’ut omnes unum sint6, come orizzonte a cui tendere con tutte le forze, e la chiave per attuarlo, Gesù abbandonato che, fattosi nulla per amore, ha ristabilito la comunione con Dio e tra gli uomini.

 

Possiamo dire che il vivere la Parola raggiunge un vertice proprio quando si scopre in Gesù abbandonato, già conosciuto e scelto come il tutto della propria vita, «la Parola per eccellenza, la Parola tutta spiegata, la Parola aperta completamente»7, come dice Chiara, tanto da poter affermare che chi vive Gesù abbandonato, vive tutto il Vangelo.

Nei primi anni la Parola ha avuto un’importanza tale che – come sappiamo – ha aperto a Chiara anche l’esperienza mistica vissuta nell’estate del 1949, che noi indichiamo come “Paradiso ’49”.

 

È lei stessa a raccontare cosa è successo. Dalla nascita del movimento e fino ad allora, la Parola di Vita veniva vissuta «con una particolarissima intensità». «Non c’erano grandi strutture del movimento allora, né erano sorte opere, per cui tutto il nostro impegno consisteva nel vivere il Vangelo. La Parola di Dio entrava profondamente in noi tanto da cambiare la nostra mentalità. La stessa cosa avveniva anche per quanti avevano un qualche contatto con noi. Questa nuova mentalità, che si andava formando, si manifestava come una vera contestazione divina al modo di pensare, di volere e di agire del mondo. E in noi provocava una rievangelizzazione»8.

Il Vangelo dunque diventa la legge della vita e trasforma la mentalità di ciascuno da umana in soprannaturale e  – di conseguenza – per la comunione profonda di quanto si sperimenta, opera il passaggio da una società umana ad una società soprannaturale, corrispondente al progetto di Dio sull’umanità.

 

(continua)

 

1) Mt 19, 19; 2) Mt 5, 44; 3) cf Gv 15,17; 4) 1 Pt 4,8; 5) cf C. Lubich, Essere tua Parola, Città Nuova, pag. 21; Gv 17, 21: «Che tutti siano una cosa sola»; 7) C. Lubich, Essere tua Parola, cit., pag. 65; 8) C. Lubich, Paradiso ’49, “Precedenti”.

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