Tra i primi c’erano stati proprio i vescovi americani, con il presidente della USCCB (la conferenza episcopale americana), l’arcivescovo Paul Coakley, che in un comunicato ufficiale di definiva “disheartened” (letteralmente “scorato”) davanti alle parole “sprezzanti” espresse da Donald Trump nei confronti del Santo Padre; poi è stata la volta di diverse personalità politiche anche italiane e di ogni orientamento, tra cui Mattarella, Tajani e Meloni, che ha definito “inaccettabili” le parole del presidente Usa (e che è per questo stata “scaricata” da Trump con parole che ricordavano quasi più quelle di un uomo reduce da una delusione d’amore, sul tono di “i nostri rapporti non saranno più come prima”, “mi ha deluso”, “non è quella che pensavo che fosse”); ma le manifestazioni di solidarietà al papa davanti agli attacchi in arrivo dalla Casa Bianca sono state molteplici.
Tra le voci di rilievo c’è stata quella della Conferenza episcopale italiana, che ha fatto eco ai colleghi americani con un comunicato in cui si afferma che la Cei «rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Unendosi a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, Mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero». Messaggi sullo stesso tono sono arrivati anche dalle singole diocesi e da diverse famiglie religiose, come ad esempio i salesiani; ma anche dall’ordinario militare per l’Italia mons. Gran Franco Saba.
Anche il mondo dei movimenti ecclesiali si è mosso a sostegno del pontefice: ad esempio il movimento dei Focolari ha riconosciuto al papa un «un impegno instancabile e coraggioso per la pace al quale il Movimento dei Focolari esprime pieno sostegno», e Comunione e Liberazione ha diramato una nota del presidente Davide Prosperi in cui si afferma che il movimento «esprime con decisione il proprio totale sostegno a papa Leone XIV, vicario di Cristo e guida della Chiesa. […] Ci addolora molto vedere che possa essere attaccato o considerato un semplice attore dello scontro politico».
A prendere posizione è stata anche l’Azione Cattolica insieme alla Fuci, al Meic e al Mieac, con una nota congiunta in cui le parole di Trump al papa vengono definite «inadeguate, alquanto volgari e non rispettose della natura e della missione del ministero petrino» e «rischiano di alimentare una lettura impropria del ruolo del papa, riducendolo a interlocutore politico tra gli altri, inserito nelle dinamiche della contrapposizione e del confronto tra parti».
Segnali sono anche arrivati dal mondo economico: ad esempio l’Ucid, l’Unione Cristiana Imprese e Dirigenti, ha espresso in un comunicato «piena solidarietà e convinta vicinanza a Sua Santità Leone XIV per le parole chiare e coraggiose con cui ha riaffermato il primato della pace, del dialogo tra i popoli e della responsabilità morale davanti alla guerra».
Da segnalare anche che, sempre in risposta agli attacchi di Trump a papa Leone, è stata convocata ad Assisi per questo sabato 18 aprile (partenza alle 9 da Santa Maria degli Angeli) una marcia per la pace, in cui al motto di “Sbellichiamoci” verrà rinnovato l’appello al rifiuto di ogni conflitto. La marcia rappresenterà così il momento conclusivo del meeting nazionale delle scuole di pace “Sui passi di Francesco”, in programma il 17 e 18 aprile nella cittadina umbra, su iniziativa delle Rete nazionale delle scuole di pace insieme al Sacro Convento.
Intanto non si placa oltreoceano la diatriba tra Trump e la Chiesa cattolica, i cui vescovi – anche quelli più apertamente conservatori e finanche trumpiani – si sono schierati in maniera pressoché compatta contro le ultime azioni del presidente: l’arcidiocesi di Miami ha infatti reso noto che l’amministrazione Trump ha cancellato un contratto da 11 milioni di dollari con alcuni enti cattolici che si occupano di ospitare e curare minori stranieri non accompagnati sin dai tempi degli esuli cubani degli anni 60 e 70. Secondo quanto affermato dall’arcivescovo, mons. Wenski, i servizi forniti dalla diocesi saranno costretti a chiudere entro tre mesi senza questi finanziamenti, con relativa incertezza sul destino dei bambini e ragazzi che vi sono ospitati. Per quanto sia plausibile che la mossa fosse già stata messa in conto dall’amministrazione federale all’interno del programma di tagli e di stretta sulle politiche migratorie, è difficile non vedervi una curiosa coincidenza temporale con gli attacchi al papa.
