Con coraggio e gioia

Le prime parole di Benedetto XVI al suo arrivo a Edimburgo. Ad accoglierlo la regina Elisabetta e il principe consorte Filippo.
Papa a Edimburgo con regina Elisabetta
Tira un forte vento a Edimburgo quando papa Benedetto XVI scende dalla scaletta dell’aereo che lo ha portato qui, per la sua prima tappa di un viaggio in Gran Bretagna, che durerà quattro giorni. E per le strade ad accoglierlo c’è aria di festa. Bimbi in corteo, bandierine svolazzanti, il suono tipico delle cornamuse. Migliaia di persone si sono assiepate lungo le strade. C’è anche la gioiosa coincidenza della festa di San Nimian, il primo santo scozzese.

 

E il vento sembra spazzare via anche le prime preoccupazioni. Ad accogliere il Santo Padre, è il principe consorte Filippo e subito dopo la Regina Elisabetta II nel Palazzo Reale di Holyroodhouse. Segno inequivocabile di un viaggio che a differenza di quello che fece Giovanni Paolo II nel 1982, ha il timbro della “visita di Stato”. Tra gli ospiti, si intravede anche un sorridente Rowan Williams, l’arcivescovo di Canterbury, a conferma del clima disteso e di festa che oggi si respira qui.

 

Si sa. I viaggi dei papi, soprattutto se si tratta di visite di Stato, sono alcune volte accompagnati alla loro vigilia da un forte clima di attesa. E’ successo anche in Francia e in Repubblica Ceca. In Inghilterra ci sono state prima le dichiarate intenzioni da parte di alcuni gruppi di manifestare contro la visita del papa. Poi c’è stata la polemica per le forti spese che la Chiesa cattolica inglese ha dovuto sostenere per realizzare gli eventi messi in programma alla visita papale. Inoltre, l’Inghilterra, come altri paesi in Europa, è ancora sotto choc per la bufera degli abusi sessuali commessi da religiosi e sacerdoti. E infine, c’è la delicata questione dei rapporti ecumenici con la Comunione anglicana, in seguito alla pubblicazione da parte della Santa Sede della costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, decisione non del tutto ancora compresa, con la quale si istituiscono ordinariati personali, per quegli  anglicani che decidono di entrare nella Chiesa cattolica.

 

Sul volo Alitalia che lo ha portato ad Edimburgo, il papa ha parlato ai giornalisti anche delle polemiche che stanno accompagnando il suo viaggio, ma non ha manifestato in alcun modo di avere delle preoccupazioni. «Nel Regno Unito – ha detto – sono sicuro che da un lato l’accoglienza sarà positiva, e che dall’altra ci saranno rispetto e tolleranza reciproci. Io vado avanti con grande coraggio e gioia».

 

Benedetto XVI dunque va avanti. E va avanti puntando al “cuore” degli inglesi. Non è un caso che il motto scelto per questo viaggio sia “Heart speaks unto heart”, (il cuore parla al cuore), parole suggerite dallo stesso cardinal Newman che il papa beatificherà sabato prossimo.

 

Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano dello scandalo degli abusi sessuali, il Papa ha preferito raccontare di come lui stesso lo ha vissuto. «Innazitutto – ha confessato – devo dire che queste rivlezioni sono state per me uno choc e sono una grande tristezza. È difficile capire come questa perversione sia possibile in un ministero sacerdotale. Il sacerdote al momento dell’ordinazione, preparato per anni a questo momento, dice sì a Cristo per farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servire con tutta la sua esistenza perchè il Buon Pastore che ama, che aiuta, e guida alla verità sia presente nel mondo. È difficile capire come sia stato possibile che un uomo che ha fatto e detto questo, possa poi cadere in questa perversione». E poi un’ammissione: la tristezza del Papa è anche generata dal fatto che «l’autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante, né sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie».

 

Dunque, dalle prime parole e dai primi gesti di Benedetto XVI, il viaggio si preannuncia carico di singnificato woprattutto perchè si confronterà con un mondo carico di attese e di domande, e ricco anche per la varietà di popoli che lo compogono. Ha quindi ragione la regina Elisabetta quando ha detto al Papa: «Serve una maggiore fiducia reciproca».

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