Comunicare è un’arte

Quante volte ci è capitato di pensare qualcosa e abbiamo fatto silenzio per paura di dire una cosa sbagliata e quante altre volte abbiamo detto quello che pensavamo in modo aggressivo ferendo chi avevamo di fronte? Qual è la strada giusta?

La comunicazione sembra apparentemente un semplice processo che consente di trasmettere informazioni, eppure, sappiamo bene quanto è complicata nelle relazioni interpersonali di natura professionale o privata.
Comunicare in modo efficace significa sapersi esprimere sia a livello verbale, non verbale (espressioni facciali, la postura) che paraverbale (il tono della voce e tutte le sue  modulazioni) in modo chiaro e coerente con il proprio stato emotivo.
Comunicare in modo efficace significa fare in modo che il messaggio che io (emittente) desidero comunicare all’altro (ricevente) arrivi in modo da poter essere compreso, ricordando che possono esserci interferenze sia esterne (ambientali), che interne (emozioni, pensieri che interferiscono con l’espressione e la comprensione).
Nel processo comunicativo è fondamentale tenere in considerazione il messaggio di ritorno che ricevo dall’altro (chiamato anche feedback), fatto di tutti quei segnali non verbali come cenni di ascolto o risposte verbali. Il “feedback” ci permette ci verificare se c’è una reale comprensione del messaggio che si vuole trasmettere.
Un aspetto altamente rilevante nella comunicazione è lo stile relazionale con cui comunichiamo, cioè la modalità con cui entriamo in relazione nello scambio di informazioni.
Possiamo distinguere nello specifico tre atteggiamenti comunicativo-relazionali che caratterizzano le nostre dinamiche: lo stile aggressivo, il passivo e l’assertivo. Nel primo caso si assume un atteggiamento svalutante nei confronti dell’altra persona, si può attaccare verbalmente con parole di disprezzo o anche attraverso modalità non verbali. Si tende a non far parlare l’altro, a volte si alza il tono della voce, si pensa che l’altro non abbia le capacità adeguate. Nella seconda posizione “passivo”, non si riesce a rispondere, nella maggioranza dei casi vige il silenzio, si tende a fuggire dai problemi e dalle condizioni conflittuali, si pensa di “non valere”, il pensiero è autosvalutante (denota bassa autostima). Nella terza posizione, “assertiva” (ottimale) non si svaluta né l’altro né se stessi, si pensa che ciascuno abbia in sé delle capacità e delle potenzialità per poter risolvere i problemi e affrontare le situazioni. L’assertivo è il comunicatore efficace che tende a chiarire e a negoziare, ascolta il pensiero dell’altro, fa calmare l’aggressivo e aiuta il passivo ad esprimersi. Tutti noi pur avendo una tendenza di base a queste posizioni possiamo allenare la nostra assertività lavorando su noi stessi, sulle nostre modalità, per essere pienamente presenti e costruttivi nelle nostre relazioni.
L’assertivo sa dire di “sì” e di “no”, poter dire un no, corrisponde alla consapevolezza che gli altri possono riconoscerci per quello che siamo anche se non si è d’accordo con loro. Poter dire no, mette in luce la nostra diversità da considerare e rispettare. L’assertività è la capacità di relazionarsi in maniera equilibrata, nel rispetto delle proprie idee e di quelle altrui. La persona assertiva coltiva ogni giorno rapporti positivi esprimendo un parere coerente con ciò che effettivamente pensa. L’assertività ci permette di ascoltarci e ri-costruire dopo una “rottura” relazionale, coltivarla è un processo di crescita personale, non è fatta di maschere, ma di autenticità. Occorre conoscere se stessi e riconosce l’altro nella sua diversità.

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