Commissione europea targata Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen presenta la nuova Commissione europea: tante donne ed un misto di competenze ed esperienze politiche. Per l’Italia Paolo Gentiloni agli Affari economici
AP Photo/Virginia Mayo

La nuova Commissione europea, presieduta dalla tedesca Ursula von der Leyen, la cui nomina è stata approvata a luglio dall’Assemblea di Strasburgo, completa la sua configurazione con la nomina dell’intero collegio dei commissari.

Ursula von der Leyen ha dichiarato: «Questa squadra modellerà la via europea: intraprenderemo azioni coraggiose contro i cambiamenti climatici, costruiremo la nostra partnership con gli Stati Uniti, definiremo le nostre relazioni con una Cina più sicura di sé e saremo un vicino affidabile, ad esempio con l’Africa. Questa squadra dovrà difendere i nostri valori e gli standard di primo livello. Voglio una Commissione guidata con determinazione, che sia chiaramente focalizzata sulle questioni in agenda e che fornisca risposte. Voglio una Commissione ben equilibrata, agile e moderna. Questa squadra dovrà ora ottenere la fiducia del Parlamento. La mia Commissione sarà una Commissione geopolitica impegnata in politiche sostenibili e voglio che l’Unione europea sia la custode del multilateralismo. Perché sappiamo che siamo più forti facendo insieme ciò che non possiamo fare da soli».

L’Italia ha espresso Paolo Gentiloni, nominato commissario agli affari economici e monetari, uno dei più importanti in assoluto ma, in questo momento, particolarmente significativo per il nostro paese che, dopo l’asprezza degli ultimi tempi, mostra così una ritrovata sintonia e fiducia con le istituzioni europee.

Altro dato politico significativo è il peso accresciuto degli Stati membri del Sud Europa con la nomina di loro rappresentanti in posizioni chiave per la politica economica a e finanziaria dell’Unione europea (UE): la francese Christine Lagarde alla Banca Centrale Europea, il portoghese Mario Centeno alla guida dell’Eurogruppo e, appunto, Gentiloni.

Tra i volti più noti della Commissione europea targata von der Leyen troviamo l’austriaco Johannes Hahn come commissario al Bilancio (al suo terzo mandato dopo essere stato commissario alle Politiche regionali con Barroso e commissario all’Allargamento con Juncker), la francese Sylvie Goulard come commissario all’Industria, Difesa e Mercato unico (già ministro della Difesa ed eurodeputata liberale), il greco Maragritis Schinas come commissario per la Migrazione (molto vicino a Juncker, essendo stato finora portavoce della Commissione europea), l’irlandese Phil Hogan come commissario all’Agricoltura, Valdis Dombrovskis come vicepresidente esecutivo e commissario ai Servizi finanziari, mentre il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans avrà il portafoglio dei Cambiamenti climatici.

Il nuovo collegio dei commissari sarà composto da 14 uomini e 13 donne, arrivando ad un equilibrio di genere invocato fin da subito da von der Leyen. Tra questi, 19 saranno commissari per la prima volta, mentre gli altri 8 hanno già ricoperto tale ruolo; 16 sono anche stati europarlamentari. Invece, per quanto riguarda l’appartenenza politica, ricordando che i commissari sono nominati dai governi degli Stati membri, fanno riferimento alle seguenti famiglie politiche del Parlamento europeo: 9 al Partito popolare europeo (PPE), 10 ai Socialisti e Democratici (S&D), 1 ai Conservatori e Riformisti europei (ECR); 6 al Renew Europe (ex-ALDE) e 1 ai Verdi. Ancora, 2 commissari hanno ricoperto l’incarico di primo ministro nei rispettivi paesi di provenienza. Infine, ultima curiosità, l’età media dei commissari è 55,9 anni.

Il primo dossier scottante sul tavolo della nuova Commissione europea sarà la Brexit, che sembra una storia infinita. Il premier britannico, Boris Johnson, ha infatti subito una serie di sconfitte nel parlamento britannico sulle sue iniziative volte ad arrivare all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza un accordo (il cosiddetto no deal), il 31 ottobre; ha perso pezzi del suo gabinetto (tra i quali anche il fratello, a causa di un forte disaccordo sulla Brexit ad ogni costo); non è riuscito a far passare una mozione per portare il Regno Unito ad elezioni anticipate il 15 ottobre.

Scatta comunque il 10 settembre, fino al 14 ottobre, la sospensione del parlamento, ma questa mossa di Johnson non porterà ad alcun risultato particolare, se non ad un clima inasprito nell’intero Paese ma anche fra i membri del parlamento e del suo stesso partito conservatore.

 

 

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