Chiara Lubich e Simone Weil

Dialoghi ipotetici, eppure plausibili, con personalità che Chiara non conobbe personalmente, ma che risultano in grande consonanza col suo pensiero. Pubblichiamo il quinto estratto dal libro di Lucia Abignente e Donato Falmi “Oltre il Novecento” (Città Nuova).

Chiara Lubich e Simone Weil sono due donne che hanno segnato il Novecento sollecitando a riformulare le categorie dominanti. È impossibile restare indifferenti: o si amano o si rifiutano.

Simone Weil nasce (1909) da famiglia ebrea borghese, di ampia cultura, rigorosamente agnostica. La sete di verità e di giustizia la conduce alla spogliazione di sé, fino all’incontro inaspettato col Cristo.

Chiara Lubich nasce (1920) da tipografi: madre dalla fede granitica dei trentini, padre socialista. Il Vangelo la conduce ad una illuminazione carismatica da cui scaturirà un movimento ecumenico internazionale: una delle novità più incisive del nostro tempo.

Chiara è circondata da uno stuolo di sorelle e fratelli. Quando muore (88 anni, 2008), il funerale è un trionfo. Simone ha pochi amici. Quando muore (34 anni, 1943), al funerale vanno sette persone. Il prete non arriva in tempo.

Entrambe fanno esperienze travolgenti della guerra. Chiara assiste al crollo degli ideali e fa la scelta definitiva di Dio-Amore. Simone, pacifista per natura, giunge a supplicare l’amico Maurice Schumann di utilizzarla in azioni di sabotaggio contro il nazismo.

Chiara mette “i libri in soffitta”, Simone li divora e sforza al massimo l’intelligenza fino a quelle contraddizioni che fungono da baluardo alla superbia della ragione e al panteismo della fede.

Diverso il rapporto con la Chiesa. Chiara poggia la sua obbedienza su «chi ascolta voi ascolta me» (Lc 10, 16), Simone è critica nei confronti di dogmi e istituzioni che pretendano imbrigliare il pensiero.

Incarnazione

L’incarnazione è un mistero che affascina entrambe, che illumina la realtà di una luce divina e segreta, ma impedisce di sacralizzarla. «Solo le cose spirituali hanno valore – scrive Simone –, ma le carnali sono le sole ad avere un’esistenza constatabile. Quindi il valore delle prime si verifica se proietta luce sulle seconde»

Riandando all’esperienza vissuta sulle Dolomiti nell’estate 1949, il cosiddetto “Paradiso ’49”, Chiara racconta: «Naturalmente, non saremmo più scese da quella montagna […] se la volontà di Dio non fosse stata diversa».

Una cattiva comprensione dell’incarnazione impedisce di riconoscere – ebrei compresi – la presenza di Dio nelle culture “pagane”. Chiara scrive: «L’impressione nostra è che Dio […] ha sparso qua e là nelle altre religioni “semi di verità”. Per cui se incontri un musulmano trovi dentro verità cristiane […] Buddha ha avuto una specie di visione delle cose come le abbiamo avute noi». Simone: «Quanto cambierebbe la nostra vita se si vedesse che la geometria greca e la fede cristiana sono scaturite dalla stessa fonte!».

Viene alla mente una delle più belle meditazioni di Chiara: «Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti […] perdersi nella folla, per informarla del divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino». L’incarnazione è spoliazione dell’io, agli antipodi del narcisismo. Di ciò è splendida conferma l’Eucaristia.

“Gesù in mezzo” e l’intermediario

Simone si convince che i rapporti interpersonali hanno nel Cristo quella mediazione che i Greci hanno tanto cercato nella logica matematica e filosofica. «Desiderare l’amicizia è una colpa grave. L’amicizia deve essere una gioia gratuita […] appartiene all’ordine della grazia […]. Desiderare di sfuggire alla solitudine è una debolezza […]. L’amicizia non si cerca, non si sogna, non si desidera; si esercita (è una virtù)».

Dopo l’incontro col Cristo, comprende la frase di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20): «Tutti sanno che c’è colloquio veramente intimo soltanto quando si è in due o tre. Basta essere in cinque o sei, perché il linguaggio collettivo cominci a prevalere […] Il Cristo non ha detto duecento […] Ha detto esattamente di essere sempre il terzo nell’intimità di un’amicizia cristiana».

Chiara fa della stessa frase un caposaldo del Movimento dei Focolari spiegandola come unità di persone che, non vivendo più per se stesse ma l’una per l’altra, generano Cristo tra loro e vengono da Lui innestati nella vita trinitaria.

Secondo Simone: «Noi abbiamo la possibilità di essere mediatori tra Dio e la parte della creazione che ci è stata affidata». Possono esserlo anche non credenti che neanche sanno di esserlo, se catturano la luce, come la clorofilla l’energia solare.

L’abbandonato e le nozze

Più che dalla sofferenza fisica, Simone è colpita dalla condanna penale di un Dio che subisce e fallisce: «Benché il Cristo sia stato in un certo senso il primo dei martiri […] in un altro senso […] non è stato un martire. Fu deriso come quei folli che credono di essere re, poi perì come un criminale di diritto comune. C’è un prestigio legato al martire di cui egli fu totalmente privato».

«Come faranno a ricongiungersi il Dio Altissimo e questo cadavere crocifisso?»; quanti riconoscerebbero il Verbo in quel miserabile? Non i suoi amici. Ci riuscì invece il buon ladrone, che «ha visto la giustizia quale la concepiva Platone: distinta, perfetta e nuda attraverso l’apparenza di un criminale […]».

Egli, giungendo a supporre che […] non sia riconosciuto giusto neppure dagli déi, presagisce la parola più trafiggente del Vangelo: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”».

Quanto a Chiara, è noto il suo amore per l’Abbandonato, al quale innalza il suo canto: «Ho un solo Sposo sulla terra: Gesù Abbandonato. Non ho altro Dio fuori di Lui. In Lui è tutto il Paradiso con la Trinità e tutta la terra con l’Umanità». Scegliere tale sposo significa

far propria ogni lacerazione e divenire in Lui generatori di unità.

Manca a Simone il timbro gioioso della spiritualità del Risorto, restando “inchiodata” al Cristo sofferente. Chiara invece riversa a cascata il paradiso apertole dall’Abbandonato.

Per i “dialoghi profetici” leggi anche:

Chiara Lubich e Michail Gorbačëv

Chiara Lubich e Dietrich Bonhoeffer

Chiara Lubich e Giorgio La Pira

Chiara Lubich e Gandhi

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