Centro Italia, la lenta ricostruzione dopo il sisma

A tre anni dal terremoto del 24 agosto che dilaniò i Comuni nel cuore dell’Appennino, restano le criticità e le macerie da smaltire e si stenta ad andare avanti. Semi di speranza e la vicinanza degli italiani. Tratto dalla rivista Città Nuova.

Si procede ancora a piccoli passi. È quanto emerge dall’avanzamento dei lavori a tre anni dal 24 agosto 2016, quando alle 3.36 una violenta scossa registrata nella Valle del Tronto di 6.0 di magnitudo dilaniò il Centro Italia. L’evento sismico si protrasse per altri mesi fino a gennaio 2017, coinvolgendo Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio. Nei mesi successivi e fino ad oggi sono soprattutto i numeri della tragedia a far parlare di sé: 299 persone morte, 600 mila persone coinvolte (il 22% solo nelle Marche) distribuite su 8 mila km2 di territorio di 10 province. 30 miliardi i danni stimati. Tra i dati che emergono però restano anche i numeri della grande mobilitazione della solidarietà.

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Nella gestione delle emergenze furono migliaia le persone coinvolte e oltre 30 mila i volontari impiegati. E mentre Amatrice, simbolo della tragedia, in questi mesi torna a far parlare di sé quale luogo di accoglienza del secondo forum delle “Comunità Laudato si’” in difesa dell’ambiente, risulta ad oggi ancora difficile parlare di radicali cambiamenti nei borghi sventrati dal sisma a causa delle macerie da smaltire e di una ricostruzione che stenta a partire per le lentezze burocratiche. Di recente, nel campo della prevenzione e del monitoraggio innovativo, si è dato avvio al progetto ReSTART-Non rischiamo più. Per tre anni, partendo dai 138 Comuni colpiti dal sisma, si avvierà un controllo di tipo satellitare in tempo reale del territorio, che sarà monitorato dal punto di vista del suolo, del sottosuolo e delle acque.

Ma nei paesi nel cuore dell’Appennino, che già da tempo subivano un lento spopolamento, oggi ci si stringe quanto più possibile come comunità per resistere. Nel mese di luglio sono state consegnate 8 Sae (soluzioni abitative in emergenza) al piccolo borgo di Castelluccio di Norcia che ha completato così il piano di alloggi in Umbria. Abitazioni “speciali” poiché adatte a resistere ai 1.500 metri di altezza su cui si erge il paese. Sempre in Umbria, che conta circa 7 mila sfollati, recentemente sono stati stanziati finanziamenti per gli investimenti delle imprese che si localizzano in uno dei 17 Comuni umbri maggiormente colpiti.

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In Abruzzo, invece, a mille degli 8.800 sfollati che ancora sono in albergo, in case in affitto o che ricevono un assegno mensile di autonoma sistemazione sono stati destinati 240 alloggi. Resta ancora difficile invece la situazione nelle Marche, con oltre 21 mila sfollati e 3.600 persone nelle Sae.

Questi territori martoriati riescono a prendere respiro grazie anche a iniziative quotidiane. Segnaliamo, ad esempio, il viaggio di un gruppo di volontari di Martignana Po (Cremona) che hanno portato cibo per animali da allevamento e di affezione. Dalle loro parole il seme della speranza: «Un viaggio per raggiungere tutte quelle famiglie rimaste a lottare che ormai sono diventate un poco anche le nostre».

 

 

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