Cattolici e sciiti: settimana dell’unità

Si conclude la Week of Unity, organizzata dall’Istituto Universitario Sophia di comune accordo con il Risalat International Institute di Qum (Iran) ed il Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari. Il coraggio di aprire gli occhi

Trento, 7 dicembre 2018. La data e il luogo non sono casuali, come pure non lo è la formazione del gruppo di ricerca. La prima, infatti, segna sull’orologio della storia il settantacinquesimo anniversario della scelta di Chiara Lubich di dedicare la sua vita a Dio, lasciando tutto per seguirlo. Un atto nascosto in quel lontano 1943, che ha aperto una delle pagine più avvincenti della storia della seconda metà del novecento: quella spesso nascosta, di una ragazza trentina che ha dato vita a un nuovo stile di vita cristiana da cui sarebbe nato, poi, in una varietà di modalità il fenomeno del nuovo movimentismo cattolico, che rappresenta uno dei fenomeni più interessanti della vita della Chiesa conciliare e, soprattutto, post-conciliare.

Dall’altro, il gruppo che ha celebrato questo anniversario è formato da una cinquantina di persone, in maggioranza giovani, musulmani sciiti e cattolici. Le provenienze sono varie: Libano, Egitto, Iran, Emirati Arabdi, Usa, Inghilterra, Canada, Argentina, Italia. Tutti protagonisti di questa Week of Unity, ultimo passo di un progetto nato come una profezia: Wings of Unity, le ali dell’unità.

Si tratta di una iniziativa che ha preso corpo recentemente, poco meno di tre anni fa, ma che segna un cammino ormai ventennale di amicizia del prof. Mohammad Shomali e della moglie Mahnaz con il Movimento dei Focolari. Dall’amicizia e dall’esperienza di un promettente dialogo interreligioso si è passati ad un incontro di menti all’interno di quel nuovo laboratorio culturale e di pensiero che è l’Istituto Universitario Sophia (IUS).

Fra il prof. Shomali e il prof. Piero Coda, preside dello IUS, è infatti nata una amicizia vitale ed intellettuale che ha portato un piccolo gruppo di accademici delle due religioni e delle due realtà accademiche – Isituto Universitario Sophia e Risalat Insitutte di Qum – a riflettere su un tema cruciale: l’unità di Dio e l’unità in Dio. In questa prospettiva, la sensibilità musulmana al monoteismo assoluto si apre alla dimensione dialogica del Dio cristiano, in una riflessione a più voci che mette insieme pensiero e tradizioni diverse non per dimostrare o imporre la Verità, ma per camminare verso di essa.

È qui, tangibile, quanto Benedetto XVI aveva affermato verso la fine del suo pontificato: «Nessuno può affermare di possedere la Verità perché è la Verità a possederci». Papa Francesco spesso ripete questo adagio, che i partecipanti del progetto Wings of Unity sperimentano sulla propria pelle e nel profondo della propria mente e del proprio cuore ogni volta che si incontrano.

Dopo la Summer School del 2016, tenutasi sulle Dolomiti del Primiero, la Settimana dell’Unità era stata programmata presso lo IUS, nella cittadella di Loppiano. Una ottantina i partecipanti, fra i quali 38 di religione musulmana sciita, e gli altri studenti o già laureati dello IUS particolarmente sensibili alla realtà del dialogo. È stata, senza dubbio, una esperienza accademica. Le lezioni dei professori hanno toccato punti nevralgici sia della cultura del mondo globalizzato che delle verità fondamentali proposte dalle due fedi, presentate ed accolte sempre in un profondo spirito di dono e in un altrettanto efficace clima di ascolto.

Ma la Settimana dell’Unità è stata soprattutto una esperienza di incontro di cuori e di menti che si è realizzata in ogni momento della giornata e che ha portato i partecipanti a fare una vera esperienza di shekinah, la presenza della pace di Dio fra i fedeli. In termini cristiani la si potrebbe definire come la realizzazione della promessa di Cristo: «Dove due o più sono riuniti nel mio nome sono presente fra loro». Inoltre, per gli studenti dello IUS l’iniziativa ha permesso di realizzare appieno il contenuto del corso Teologia e prassi del dialogo interreligioso.

Mai come quest’anno, infatti, gli studenti dell’Istituto hanno avuto modo di coniugare riflessione teologica e prassi vitale, che hanno assicurato una vera esperienza intellettuale e di cuore che, come diceva uno di loro, ha operato una trasformazione vitale e, come si è anche proposto in una delle presentazioni, un cambio radicale di paradigma di pensiero e approccio esistenziale.

L’esperienza non è rimasta chiusa ai partecipanti ma ha desiderato aprirsi in due preziosi momenti di condivisione. Nella cittadella di Loppiano il primo, e nel Centro Mariapoli Chiara Lubich a Cadine (Trento) il secondo. Le persone presenti – circa duecento nella prima occasione, poco meno nella seconda –, non hanno solo potuto ascoltare una esperienza che sembra smentire clamorosamente la narrativa attuale nei rapporti fra cristiani e musulmani, che parla di paura, rigetto, invasione. Soprattutto, hanno potuto fare una profonda esperienza di arricchimento reciproco, in un clima di pace a testimonianza all’interno del quale è possibile vivere e costruire quella che Papa Francesco definisce una cultura dell’incontro.

Proprio in questi giorni il Rapporto annuale del Censis sugli italiani ha proposto una immagine negativa del nostro Paese, con italiani sempre più sfiduciati, impauriti da ‘invasioni’ fantasma e terrorizzati di perdere la propria identità. Al termine dell’atto conclusivo dell’evento pubblico a Trento, un’amica sociologa per niente prona al sentimentalismo, incapace di trattenere le lacrime mi ha detto: «Non avrei mai pensato che potessero succedere cose del genere».

La Week of unity ha dimostrato che quel mondo unito che una giovane maestra trentina aveva immaginato durante la guerra è ancora possibile. Ci vuole l’impegno a rischiare nel dialogo, come ha detto un giovane diacono francese partecipante all’evento, ma anche il coraggio di aprire gli occhi e vedere quanto accade, senza credere ad una narrativa politico-mediatica che ci ha ormai annebbiato i sensi, sia della mente che del cuore.

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