Il caso Trecastagni in Sicilia

Le vicende emblematiche del comune catanese coinvolto nell’inchiesta “Gorgoni” . Le vicissitudini dei suoi amministratori, non indagati

Giovanni Barbagallo è candidabile. L’ormai ex sindaco di Trecastagni, comune sciolto per mafia un anno fa, potrà ricandidarsi alle prossime elezioni. Nei suoi confronti non esistono i presupposti di incadidabilità.

Stesso provvedimento per l’ex vicesindaco Salvatore Torrisi e per gli ex consiglieri comunali Alfio Fisichella, Santo Torrisi e Antonio Sgarlato.

«Passando all’esame della condotta del sindaco e del vice sindaco (…) non sussistono i presupposti per la declaratoria di incandidabilità». Le parole della sentenza del 3 maggio scorso, scritta dal collegio presieduto dal giudice Maria Acagnino (a latere Ignazio Cannata Baratta e Fabio Mangano).

«Non è sufficiente un mero quadro indiziario fondato su ‘semplici elementi’, in base ai quali sia solo plausibile il potenziale collegamento o l’influenza dei sodalizi criminali verso gli amministratori comunali» scrivono ancora i giudici catanesi.

Parole che fotografano la situazione di un comune, quello di Trecastagni, nel catanese, dove si è abbattuta la scure dell’inchiesta denominata “Gorgoni”, un’inchiesta che ha coinvolto un’impresa che opera nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani, rilevando varie connessioni con ambienti criminali e presunte corruttele in vari enti locali. Tra questi, anche il comune di Trecastagni dove due funzionari comunali sono stati arrestati nel 2018.

I due funzionari sono stati sospesi dal comune e, attualmente, sotto processo. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, i riscontri dell’inchiesta hanno prodotto un quadro probatorio pesante a loro carico, ma nessun elemento a carico dei componenti degli organi elettivi.

Né il sindaco, né la giunta, né alcun membro del consiglio comunale sono indagati. Eppure, il 9 maggio dello scorso anno arrivò la scure dello scioglimento del consiglio comunale. Di lì a poco – ironia della sorte – i due funzionari arrestati vennero scarcerati e, a giugno, fecero ritorno al comune. La sospensione dall’incarico arrivo solo successivamente.

Accanto al procedimento penale “Gorgoni” (con numerosi imputati e, tra gli altri, anche i due funzionari trecastagnesi) c’è anche la vicenda amministrativa. Oltre all’incandidabilità, che è stata rigettata dal tribunale, c’è stato il ricorso presentato dall’ex sindaco e dalla sua giunta al Tar del Lazio. È stata introitata l’ordinanza del Tribunale di Catania (quella che ha rigettato la non candidabilità) senza alcuna opposizione da parte dell’Avvocatura dello Stato. La sentenza dovrebbe essere emessa prima della chiusura per la pausa estiva (giugno/luglio).

Anche se lo scioglimento dovesse essere annullato, gli organi elettivi non potrebbero ritornare in carica perché già nel 2018 vicini alla conclusione del mandato (si sarebbe votato a giugno). Questo potrebbe “tarpare le ali” ad una sentenza che, se favorevole, potrebbe restituire dignità agli organi elettivi.

Sullo sfondo, il dibattito aperto attorno ad una norma, quella introdotta dal decreto legislativo numero 267, del 18 agosto 2000 (articolo 141 del TUEL) che oggi è “sub iudice”. Da più parti, ci si interroga sull’adeguatezza di questa norma. Molti scioglimenti sono stati annullati di recente (vedi Lamezia Terme, marina di Gioiosa Ionica), anche se il Cga ha poi ribaltato le sentenze. Molti comuni si sono visti privati degli organi elettivi solo per inchieste che hanno riguardato pochi corrotti.

Altrettanto emblematica la situazione di Trecastagni. Dove Giovanni Barbagallo fa sapere che non si ricandiderà. Per lui non ci sarà più un futuro da sindaco. Un anno fa, nel 2018, era pronto a ricandidarsi ed a proporre alla sua città di confermarlo nella carica. Lo scioglimento arrivò a 40 giorni dal voto e bloccò tutto. Ora non sarà più candidato, in nessuna elezione futura.

Qualunque sia il verdetto del Tar che, da qui a qualche giorno, dovrebbe arrivare. «Indipendentemente dalla decisione del tribunale avevo già deciso di non ricandidarmi. La mia idea è stata sempre quella che nessuno è destinato a svolgere lo stesso ruolo e che sia utile un avvicendamento in cui ognuno accompagna l’altro nella consapevolezza che il destino collettivo debba sempre superare quello individuale».

Ma non lascia la politica. «Chi ha vissuto la politica in maniera significativa per moltissimo tempo non può starne fuori. Non farò più il sindaco, ma non mancano le energie, né le motivazioni per continuare a fare politica. Non verrà meno la mia presenza in un momento in cui è fondamentale non solo accompagnare una nuova classe dirigente, ma contribuire alla formazione di una nuova coscienza civica!»

L’esperienza politica di Giovanni Barbagallo è emblematica. Coinvolto, anche in passato, nell’inchiesta degli anni 80 a Catania, nell’inchiesta “di viale Africa”, ne uscì indenne. Era l’unico amministratore provinciale a non essere entrato nel giro funesto di ammanigliamenti, mazzette, corruttele.

Oggi rivive un’esperienza simile da sindaco di Trecastagni. «La mia cifra politica è sempre stata la correttezza. Ecco perché ho voluto far ricorso contro lo scioglimento per difendere me e tutti gli assessori e consiglieri che hanno operato nella città. E per ribadire che abbiamo sempre operato correttamente. A Trecastagni, abbiamo risolto i problemi finanziari, abbiamo adottato provvedimenti importanti, abbiamo rimesso in carreggiata la città. Io ho rinunciato all’indennità da sindaco. Non ho mai preso un solo euro.

Dovrebbero premiarci e invece arriva lo scioglimento per un’inchiesta che coinvolge dei funzionari, ma nessuno degli eletti. Il comune di Trecastagni è stato sciolto perché è stato turbato il buon andamento della pubblica amministrazione, ma a differenza di tanti altri comuni siciliani, in dissesto finanziario o schiacciati dai debiti, la città da noi è stata amministrata bene. C’era una visione, un progetto di futuro. Nonostante i minori trasferimenti finanziari dello Stato e della Regione sono stati, infatti, rispettati i vincoli di finanza pubblica ed è stata portata avanti un’azione di rilancio di tutta l’attività dell’Ente, sotto tutti i profili e nei vari settori».

Ora tutto è affidato alla decisione del Tar. «Io credo nello Stato di diritto – conclude Barbagalllo – Sarà il Tar del Lazio a stabilire se questo comune doveva essere sciolto o meno. Il compito di far prevalere la giustizia compete ai Tribunali. Abbiamo fatto ricorso perché riteniamo che come città siamo stati penalizzati ingiustamente».

 

 

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