Carbon Tax invece che Iva

La tassa sull’energia prodotta da combustibili fossili farebbe crescere il prezzo del gas naturale, della benzina, del gasolio, dei voli in aereo, ma offrirebbe la possibilità di modificare le abitudini personali verso uno sviluppo maggiormente sostenibile. E porterebbe risorse per ridurre il nostro debito pubblico

In Europa ce la siamo cavata per il rotto della cuffia grazie al maggior gettito di Iva indotto dalla fatturazione elettronica, proposta nella Leopolda, fatta legge nel governo Renzi ed invero ostacolata nell’applicazione dal governo attuale; una legge che contribuirà a ridurre l’evasione fiscale anche in futuro mettendo a disposizione nuove risorse senza pesare sui cittadini onesti.

Le maggiori entrate ottenute nel 2019 non erano però sufficienti, è stato necessario un decreto del governo che riducesse anche per gli anni successivi ai livelli effettivamente erogati nel primo anno di applicazione gli stanziamenti per Quota 100 e Reddito di Cittadinanza; è stato anche necessario “raschiare il fondo del barile” prelevando dividendi straordinari dalla Cassa Depositi e Prestiti e dalla Banca d’Italia.

La discesa dello spread sotto i 200 punti per la conclusione della procedura di infrazione ridurrà nel 2020 il costo del debito pubblico, contribuendo assieme alle maggiori entrate dalla fatturazione elettronica a ridurre il deficit del bilancio, forse scongiurando l’aumento dell’Iva necessario a raggiungere un deficit accettabile dall’Europa; questo sempre che si evitino nuove uscite per la Flat Tax, magari facendone una semplice operazione di facciata, compensata dalla cancellazione degli 80 euro di Renzi ai 10 milioni di italiani con stipendi prossimi al minimo.

Però, anche se i conti quadrassero, non si sarebbe varato alcun provvedimento per aumentare i posti di lavoro stabili nelle aziende italiane, quelle che ogni volta che ne valutano l’opportunità  ricordano che grazie al “cuneo fiscale” dovranno mettere a bilancio un costo oltre il doppio di quanto il lavoratore riceverà: è assurdo tassare oltre il 100% chi investe sul lavoro. Penso che molti imprenditori italiani vedrebbero positivamente il ridurre questo “cuneo” pur solo a vantaggio dei lavoratori; questi non solo sarebbero più contenti, ma avrebbero anche più risorse per i loro consumi, a beneficio di chi li vende. Per ridurre il peso fiscale sul lavoro senza aumentare il deficit pubblico potrebbe essere giustificato anche l’aumento dell’Iva, che per chi lavora sarebbe compensato da maggiori entrate.

Ma forse queste risorse potrebbero essere ottenute anche solo applicando la Carbon Tax, tassando cioè l’energia prodotta da combustibili fossili; un’imposta naturalmente malvista, ma che invece di pesare senza scampo sul tenore di vita dei cittadini, offrirebbe la possibilità di evitarne il peso modificando le abitudini personali verso uno sviluppo maggiormente sostenibile.

Lo scorso mese di giugno è stato sia in Europa che negli Stati Uniti il più caldo di sempre, eppure vi è ancora chi ha l’impudenza di affermare che il cambiamento climatico non dipende dalle attività umane; la maggioranza però è ormai convinta che sarebbero utili provvedimenti in grado di indurre più sviluppo e posti di lavoro attenuando il cambiamento climatico: la Carbon Tax farebbe crescere il prezzo del gas naturale, della benzina, del gasolio, dei voli in aereo e dell’energia elettrica prodotta da combustibili fossili, e anche dei trasporti e dei beni prodotti fabbricati con queste energie.

Una tale imposta renderebbe più conveniente investire in energie rinnovabili, come il fotovoltaico e il minieolico, ridurre il costo del riscaldamento e del condizionamento coibentando le abitazioni e adottando pompe di calore, optando per i ventilatori anziché condizionatori, utilizzando mezzi pubblici e ferrovie, scegliendo vetture a basso consumo, ibride ed elettriche.

Naturalmente andrebbe adottata senza cadere nell’errore di Macron, che ha innescato la protesta del popolo dei gilet gialli tentando di imporre in Francia la Carbon Tax sul gasolio, ma dimenticando di esentare chi per ragioni professionali non poteva scegliere il risparmio.

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