Campione di beneficenza

Uno dei più forti giocatori nella storia della pallacanestro ha messo all’asta trofei e cimeli di una straordinaria carriera. Per un nobile scopo

Siete appassionati di sport ma il nome Ferdinand Lewis Alcindor jr non vi dice niente? Proviamo con qualche indizio. Pensate a un ex giocatore di basket, oggi 71enne, che ha scritto pagine indelebili nella storia di questa disciplina. Dal 1969 al 1989, quest’atleta dotato di un fisico davvero possente (a soli 14 anni superava già i due metri di altezza!), ha dato spettacolo in giro per i parquet del campionato Nba (la principale lega professionistica di pallacanestro degli Stati Uniti d’America). Giocava come centro, ruolo nel quale ha realizzato più punti di “guardie” del calibro di Michael Jordan o Kobe Bryant, o di un’ala piccola straordinaria come LeBron James, solo per citarne alcuni. Ben 38.387 punti, record tutt’ora imbattuto nell’Nba. Ora avete indovinato di chi stiamo parlando?

Se avete ancora qualche dubbio, vi diciamo anche che è stato eletto 6 volte miglior giocatore dell’anno, grazie alle sue performance prima con i Milwaukee Bucks (dove si aggiudicò il titolo nella stagione 1970-1971) e poi, dal 1975, con i Los Angeles Lakers. Franchigia nella quale, insieme a un altro giocatore fenomenale come Magic Johnson, vinse altri 5 titoli Nba. Un campionissimo, insomma, che univa un’insospettabile velocità a una tecnica sopraffina. Dall’alto dei suoi 218 centimetri sapeva essere efficace a rimbalzo sotto canestro e riusciva a stoppare l’avversario di turno con disarmante facilità, ma forniva anche assist con la precisione di un playmaker, andando poi al tiro con elevata precisione. Soprattutto in un modo, con un gesto tecnico che risultava un’arma quasi impossibile da contrastare.

Parliamo del “gancio cielo” o, per dirla all’inglese, dello skyhook, il suo vero e proprio marchio di fabbrica. Un tiro “leggendario” che effettuava con invidiabile precisione sia con la mano destra che con la sinistra, anche a distanza notevole dal canestro. Il tutto, realizzato con una classe e un’eleganza davvero unica nel suo genere. Sì, forse ora avete capito, parliamo di Kareem Abdul-Jabbar (nome acquisito nel 1971 dopo la sua conversione all’Islam), uno degli uomini neri più influenti e rispettati negli Stati Uniti. Non è un caso che, prima di lasciare il suo incarico, l’ex presidente Barack Obama gli abbia assegnato la “medaglia presidenziale della libertà”, il più alto riconoscimento civile della nazione a stelle e strisce.

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Kareem, infatti, oltre ad essere un grande atleta, si è spesso distinto per il suo impegno civile. Collaboratore di giornali e riviste in diverse parti del mondo, è spesso invitato a tenere conferenze dove si fa apprezzare per la sua grande capacità oratoria e per le sue interessanti opinioni su argomenti politicamente rilevanti e socialmente controversi attenenti il suo Paese. Inoltre, è anche il presidente della Skyhook foundation, associazione benefica che prende il nome dal suo fantastico tiro, la cui missione è principalmente quella di aiutare bambini di realtà disagiate ad apprendere matematica e scienza, tecnologia e ingegneria, attraverso un innovativo metodo di apprendimento in grandi spazi aperti a contatto con la natura.

Nelle ultime settimane, proprio per aiutare questa fondazione, Kareem ha messo all’asta diversi dei trofei conquistati in carriera: gli anelli celebrativi di alcuni dei suoi titoli Nba, maglie e palloni usati in partite “speciali”, e molti altri oggetti da collezione e memorabilia. Come lui stesso ha spiegato in un lungo post sul suo sito personale (kareemabduljabbar.com), «negli ultimi 50 anni ho collezionato tappeti orientali, pistole e oggetti del Vecchio West, monete da tutto il mondo… tutti oggetti che mi hanno permesso di capire meglio la storia del posto e dell’epoca da cui gli stessi provenivano. Possederli, mi ha fatto sentire parte di quella storia. Anche i miei trofei sportivi hanno una storia: la mia storia…».

«Invece di rimanere in una stanza a fissare il luccichio di un pezzo di argenteria che celebra qualcosa che sono stato in grado di fare molto tempo fa, preferisco però guardare l’espressione felice di un bambino che tiene in mano la sua prima gru giocattolo e pensare a cosa posso fare per aiutare il suo futuro. Perché quella è una storia che non ha prezzo». Per uno sportivo di successo, “distaccarsi” dai propri cimeli non è una cosa così semplice. Chi lo fa, spesso, è solo perché vi è costretto, magari a causa di complicate situazioni economiche. D’altro canto, a pensarci bene, anche per ognuno di noi non è così facile allontanarsi dagli oggetti che in qualche modo hanno segnato un momento particolare della nostra vita. Come un viaggio, un titolo di studio o altro ancora. Tanto più è forte il legame che ci unisce a momenti che questi oggetti ci ricordano, tanto più ci sentiamo attaccati ad essi.

Kareem, invece, questi cari oggetti “li ha lasciati andare”, e così facendo ha raccolto quasi tre milioni di dollari, la maggior parte dei quali saranno destinati appunto a finanziare la sua fondazione. Il pezzo più caro, l’anello simbolo del titolo conquistato con i Lakers nel 1987, è stato venduto per quasi 400 mila dollari, ma in lui non c’è traccia di rimpianto. Perché, come lo stesso Kareem ha dichiarato, «se si tratta di scegliere tra collezionare trofei in una stanza, oppure garantire a dei ragazzi un’opportunità per cambiare le proprie vite, la scelta è piuttosto semplice: vendere tutto». Un gesto nobile, che fa di lui un campione ancora più grande di quello che è stato in campo.

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