Brevetti sui vaccini anti Covid, svolta Usa. E l’Europa?

Covid e vaccini. Accesso universale ai vaccini per fermare il virus e le sue varianti. Posizione a sorpresa della presidenza Biden sulla discussione al Wto. Grande attesa per il G20 salute mondiale a Roma il 21 maggio
Covid e brevetti AP Photo/Andre Penner

Covid 19 e vaccini. Joe Biden ha sorpreso tutti schierandosi, mentre si svolgono le riunioni a porte chiuse del Wto, a favore della sospensione dei brevetti anti Covid suscitando la dura reazione delle grandi società farmaceutiche.

Notevole soddisfazione è stata espressa dal direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dalla vasta coalizione di associazioni che hanno avanzato tale istanza a livello planetario, prima ancora che arrivasse la richiesta formale da parte di India, Sudafrica e altri 100 Paesi nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio alla quale aderiscono 164 stati per definire gli accordi commerciali tra di loro.

Può sembrare strano che questioni di vita e di morte siano affidate a tali organismi, ma sono queste le regole vigenti della globalizzazione che 20 anni fa, nel luglio 2001, furono contestate, suscitando una dura repressione, durante l’incontro del G8 di Genova.

L’accessibilità universale e gratuita del vaccino contro il Coronavirus, e le sue varianti, è una questione emersa fin dalla dichiarazione dello stato di pandemia. Non si può fermare il contagio escludendo una parte della popolazione mondiale. Come fare? Chi paga il costo della ricerca avvenuta in tempi record per arrivare a inventare e produrre un vaccino su larga scala? Un processo complesso che richiede investimenti, rispetto delle procedure di sicurezza e il loro controllo, come mettono in evidenza i tanti operatori del settore farmaceutico che non accettano di essere catalogati tra i profittatori sulla salute di tutti.

Non è in gioco, tuttavia, la correttezza e professionalità di chi lavora nella lunga filiera della produzione dei farmaci, quanto il sistema complessivo che permette alla proprietà delle grandi società del settore (denominate complessivamente Big Pharma) di esercitare un potere tale da incidere sulle scelte politiche che dovrebbe essere orientate al bene comune.

Chi conosce la biografia di Bernie Sanders, che rappresenta una quota significativa nel partito di Biden, sa bene lo scontro di lunga data in corso con Big Pharma. Anche nelle serie televisive popolari come New Amsterdam, dedicate ad un grande ospedale pubblico di New York, è comune la percezione del conflitto tra le ragioni della cura e quelle del profitto, come testimoniano molti casi di speculazioni sul prezzo dei farmaci.

Non sorprende quanto ha fatto notare Oxfam e cioè che «Pfizer, Johnson & Johnson e AstraZeneca hanno remunerato i propri azionisti con 26 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, una cifra sufficiente a vaccinare 1,3 miliardi di persone». Come riporta Il Sole 24 ore, la società statunitense «Pfizer stima un margine netto di guadagno del 25-30% sul vaccino». I prezzi medi per dose sono di 19 dollari per Pfizer, 25 dollari per Moderna, 4 dollari per Astazeneca e 10 dollari per Johnson & Johnson (che notoriamente prevede una dose sola).

Nel prendere in esame l’intera questione dei vaccini anti Covid bisogna anche considerare il peso dei notevoli investimenti pubblici destinati alla ricerca farmaceutica che non giustificano il monopolio assoluto da parte dei privati di prodotti che quindi non possono rientrare nella logica astratta del mercato. L’esistenza di questi dividendi da riconoscere alla collettività, assieme alla necessità di fermare il contagio del virus e le sue varianti, sono le ragioni per chiedere la sospensione temporanea dei brevetti per la produzione e vendita dei vaccini.

Si tratta di applicare una regola già prevista all’interno della Wto come già esposto in precedenti articoli e approfondimenti. Non siamo davanti a proposte più radicali come quelle avanzate in Italia dal movimento adulti scout cattolici che chiedono un «un vero e proprio esproprio dei brevetti», consentito ad esempio dall’art. 17 della Carta dei diritti fondamentali della Ue dove si «ammette che la proprietà privata possa esser espropriata per ragioni di interesse generale e nulla osta a che il principio si applichi anche alla cosiddetta proprietà intellettuale e ai brevetti».

Ad ogni modo l’Unione europea finora si è sempre espressa, tramite i Paesi presenti nel Wto, in maniera contraria anche alla sospensione dei brevetti causa pandemia. Una posizione che probabilmente potrebbe cambiare sulla scia della linea adottata dalla Casa Bianca ed emergere pienamente durante il vertice mondiale sulla salute (Global Health summit) che si terrà il 21 maggio a Roma dato che l’Italia ricopre la presidenza di turno del G20.

Nel frattempo è stata lanciata in sede Ue un’iniziativa di raccolta firme certificata per chiedere, in base al trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alla Commissione europea di proporre una normativa intesa «a garantire che i diritti di proprietà intellettuale, compresi i brevetti, non ostacolino l’accessibilità o la disponibilità di qualsiasi futuro vaccino o trattamento contro la Covid-19». E in particolare si propone di «introdurre obblighi giuridici per i beneficiari di finanziamenti dell’UE per quanto riguarda la condivisione di conoscenze in materia di tecnologie sanitarie, di proprietà intellettuale e/o di dati relativi alla COVID-19 in un pool tecnologico o di brevetti»

L’iniziativa di cittadinanza europea, denominata “nessun profitto sulla pandemia”, deve raggiungere almeno un milione di firme per essere presa in considerazione dalla Commissione. Ad oggi siamo ancora lontani dal traguardo anche se tutti i sondaggi dicono che l’80% dei cittadini è a favore dell’ “internazionalismo dei vaccini” continuamente ripreso negli interventi di papa Francesco.

La questione del vaccino bene comune è al centro anche del manifesto per la qualità della politica lanciato il 2 maggio dal Movimento politico per l’unità.

Sabato 8 maggio alle ore 14 è previsto, durante la manifestazione Settimana Mondo Unito, evento internazionale promosso dai giovani dei Focolari, un momento di approfondimento on line sul “Vaccino per tutti” con l’intervento dell’economista Jeffrey Sachs e di Catherine Belzung, professoressa in neuroscienze all’università di Tours (Francia).

Qui sotto registrazione del dialogo a tre voci (Nioletta Dentico, Spartaco Mencaroni e Gilberto Corbellini) sulla questione vaccino bene comune

 

 

 

 

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