Bocciata la “legge Murdoch”

“Dobbiamo garantire il mercato delle idee e delle informazioni: è in gioco la nostra democrazia”. Accogliendo l’invito della senatrice democratica Patty Murray, il Senato americano ha bocciato il progetto di deregulation dei mass-media varato a giugno dalla Federal communication commission, presieduta da Michael Powell, figlio del segretario di stato americano, iperliberista e grande sostenitore della politica di Bush. Nel suo progetto, Powell jr teorizzava di innalzare il limite delle dimensioni massime di un network televisivo, che negli Stati Uniti è misurato sulla copertura territoriale, dal 35 al 45 per cento dell’audience nazionale. La seconda novità riguardava le proprietà “incrociate” di tv, giornali e radio, con la proposta di abolire la norma che vieta di possedere una rete ed un giornale della stessa città. Beneficiari della riforma sarebbero stati naturalmente i colossi multimediali, oggi frenati dai tetti antitrust, in particolare il gruppo Murdoch che, unitamente a Clear Channel, leader dell’informazione locale, non hanno mai negato il loro appoggio alla Casa Bianca. Per fermare la concentrazione di tv e giornali, è sceso in campo uno schieramento trasversale molto ampio, che comprendeva non solo il partito democratico ed i gruppi attivi nella difesa dei diritti civili, ma pure i moderati del partito repubblicano, un fronte decisamente contrario alla concentrazione dei media ed alla massificazione culturale. Va detto che su questi temi l’opinione pubblica a stelle e strisce è da tempo attenta ed irremovibile: nelle sue proposte, Powell non ha infatti nemmeno osato toccare la regola che impone vi siano almeno quattro poli televisivi indipendenti in concorrenza fra loro – oggi Abc, Cbs, Nbc, e Fox – e proibisce fusioni o alleanze al loro interno. Una bella indicazione a chi, da noi, sembra indifferente di fronte al monopolio mediatico” MOSTRA FOTOGRAFICA L’Africa di Kapus´cin´ski a Milano “Sono riuscito a stringere rapporti bellissimi con la gente dell’Africa proprio attraverso i reportage fotografici realizzati con loro. Nel momento in cui li fotografavo, ho contratto un debito morale con loro. Anche se molti non sono ci sono più ora, in questo modo simbolico essi sono rimasti con noi. Le fotografie sono un modo attraverso il quale rendiamo loro onore”. Così Ryszard Kapus´cin´ski, scrittore, reporter e fotografo polacco, nell’intervista rilasciata in occasione dell’apertura, a Milano, in Galleria Rosenberg, della sua mostra fotografica “Dall’Africa”. Un ritratto in 35 scatti, un film in 35 scene con uno straordinario protagonista: la sua Africa, conosciuta, vissuta e raccontata per 47 anni. Degli oltre cento paesi da lui visitati, questo continente sembra aver inciso più degli altri nell’anima del “corrispondente d’agenzia”, come Kapus ´cin´ski si definisce. Di qui la scelta di fissarlo con le immagini, dopo averlo già fatto attraverso i suoi libri. Così sceglie da Ebano (2000) e Lapidarium: in viaggio tra i frammenti di storia (1997), alcuni brani quali didascalie delle foto esposte. Uno per tutti, tratto: “L’immedesimazione, ecco la condizione fondamentale del mio lavoro. Devo vivere tra le persone, mangiare con loro e fare la fame con loro. Voglio diventare parte del mondo che descrivo, immergermici e dimenticare ogni altra realtà”. MICROSOFT E LE CHAT Problemi di sicurezza o fine del “tutto gratis”? Da metà ottobre www.msn.it, il portale internet di Microsoft, chiuderà definitivamente le stanze di chat, mettendo fine alle chiacchiere on line. “La chiusura sarà totale e definitiva in Italia ed in Europa – ha spiegato Stefano Maruzzi, direttore generale di Msn.it -. Negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone potrà chattare soltanto chi si abbona con carta di credito “. Una decisione dettata da motivi di sicurezza e di vigilanza sulla privacy degli utenti. “Siamo consapevoli – continua Maruzzi – degli effetti che avrà la nostra scelta. Ma è una questione di sicurezza degli utenti. Le chat si sono trasformate in territorio di caccia dei gestori di siti equivoci, in gara per procacciarsi clienti. Per non parlare dei pedofili e di tutti coloro che usano il sesso per i loro commerci. Le chat non si possono monitorare 24 ore su 24: sono diventate un terreno minato”. Non tutti gli addetti ai lavori sono dello stesso avviso, ricordando che il compito di accertare le violazioni del codice spetta alle istituzioni, a cominciare dalla polizia postale. Per molti questa decisione altro non è che la conferma che su Internet è finita l’era del tutto gratis. E il business intorno alle chiacchiere on line potrebbe far gola: secondo i dati forniti da Audiweb il 10 per cento dei 12,9 milioni di utenti che in agosto si sono collegati alla rete ha chattato almeno una volta.

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