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Armi e guerre. Francesco risponde ad Iglesias

La fabbrica di bombe in Sardegna agita un caso di coscienza non solo nazionale. La corrispondenza tra il papa e una famiglia impegnata sul fronte della riconversione del territorio. Conferenza stampa il 21 giugno alla Camera dei deputati

Nel nostro Belpaese si costruiscono bombe per aereo che vengono usate in un conflitto dimenticato di solito dai media anche se ha prodotto migliaia di vittime tra i civili, milioni di profughi e il peggioramento delle condizioni sanitarie fino all’insorgere di un’epidemia di colera come denuncia da tempo l’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere. Stiamo parlando dello Yemen, lo stato più povero del Golfo Persico, mentre gli ordigni bellici sono prodotti nello stabilimento della RWM Italia Spa (controllata da un gruppo industriale tedesco) di Domusnovas, vicino Cagliari, e destinate all’Arabia Saudita che guida una coalizione militare artefice di quel conflitto mai autorizzato dall’Onu.

Anzi il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen” rilasciato il 27 gennaio 2017 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiara che «il conflitto ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti e ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei che diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale».

Il caso è noto. Non se ne occupano solo Città Nuova e altri mezzi di stampa non allineati. La nota trasmissione televisiva di Mediaset delle Iene ne ha parlato con i suoi modi aggressivi, ma la prudenza suggerisce di non spingersi oltre perché il caso è tropo difficile da risolvere.

Pochissimi ne vogliono fare una questione politica nazionale anche se viene contraddetta la Costituzione e quindi la legge 185/90 che vieta l’invio di armi nei Paesi in guerra.

Il Sulcis Iglesiente, territorio che ospita la fabbrica tedesca, è,infatti, uno dei più martoriati dalla crisi economica con indici di disoccupazione che mettono paura. Agitare un problema senza poterlo risolvere espone di sicuro la sicurezza dei posti di lavoro che nessuno può garantire altrimenti.

Eppure la Sardegna è uno scrigno di bellezza con grandi risorse di cultura e ostinata dignità umana.

Da Domusnovas può partire quello che papa Francesco, con un vero manifesto sul lavoro pronunciato il 27 maggio a Genova, ha chiamato il passaggio dal ricatto a riscatto.  Lo hanno scritto il 3 maggio on grande affetto, «non siamo soli», a Francesco  anche Arnaldo e Adele Scarpa a nome del gruppo Umanità Nuova del Movimento dei Focolari di Iglesias per offrire il senso di una marcia per la pace legata all’iniziativa mondiale Run for unity indetta il 7 maggio nella città che confina con Domusnovas e dove la Rwm ha deciso di espandere la propria attività.

Vogliamo, scrivono gli Scarpa, che «sia l’inizio di una presa di coscienza sull’esistenza di veri strumenti di morte che ci piacerebbe riconvertire in luoghi di lavoro per la nostra gente, lavoro che porti sviluppo sostenibile e non guerra».

Il “metodo Iglesias” ha portato non solo a una marcia e a una manifestazione in piazza con una importante partecipazione popolare e di esponenti del mondo associativo, ma il giorno dopo si è costituito nelle sale del comune sardo un “comitato per la riconversione economica” che ha cominciato i suoi lavori costituendosi nella conferenza dei servizi che deve decidere l’ampliamento della fabbrica che un tempo produceva esplosivi per le miniere e dal 2001 è stata trasformata, con fondi pubblici, in fabbrica di bombe.

Il comitato vede l’espressione di molteplici realtà culturali storicamente radicate sul territorio ed esposte sul fronte ambientale e dell’economia civile. L’attività sta andando avanti con richieste di consigli comunali aperti, sit in davanti l’assessorato regionale, la richiesta di coinvolgimento del mondo universitario e della politica regionale che sembra non avere in agenda la questione di Domusnovas che dovrebbe acquistare rilievo nazionale e internazionale, o meglio di una coscienza universale in un mondo attraversato da una guerra mondiale a pezzi.

Proprio papa Francesco, con una lettera datata 3 giugno e firmata dal sostituto alla Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, incoraggia i coniugi Scarpa «nel cammino della costruzione della pace ricco di insidie e difficoltà ma ricolmo di soddisfazioni e di gioie». Un messaggio che assume un forte significato per tante persone, credenti in modo diverso, che, spesso in solitudine e incompresi, si espongono su queste frontiere insicure.

Avvenire, grazie al direttore Marco Tarquinio, ha dato grande risalto al percorso avviato in Sardegna con la prima pagina  dedicata alla marcia del 7 maggio collegandola alla condanna del papa sull’appellativo di “madre” affibbiato ad un micidiale ordigno usato dagli Usa nel conflitto afghano.

Il Movimento dei Focolari in piazza San Pietro

Il Movimento dei Focolari in Italia si è fortemente esposto in tema di economia disarmata con incontri nel Paese  e sessioni di approfondimento in  Parlamento. A marzo ha scritto (assieme ad Amnesty International, Rete disarmo, Banca etica, Oxfam) una lettera al ministro degli Esteri Alfano per chiedere lo stop immediato dell’invio di bombe all’Arabia Saudita, ma la politica nazionale sembra distratta e disattenta su un caso che rischia di fare da detonatore di troppe responsabilità e omissioni.

Proprio per cercare di ribaltare l’agenda delle priorità del Parlamento a fine legislatura è stata indetta una conferenza stampa il prossimo 21 giugno alla Camera dei deputati dove interverranno i rappresentanti delle diverse associazioni nazionali assieme ad Arnaldo Scarpa come portavoce del comitato di Iglesias e a esponenti dell’informazione a cominciare dal direttore di Avvenire e dell’associazione Articolo 21 per la libertà di stampa che ha accolto e rilanciato l’invito alla conferenza del 21 giugno che vuole chiedere ad ogni singolo parlamentare di prendere posizione in base alla coscienza e non agli ordini dall’alto. La data è stata scelta anche perché cade il giorno dopo il 20 giugno, quando Francesco si recherà sui luoghi di don Mazzolari e don Milani.

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