Armi, azzardo e la categoria del potere

Se è l’offerta dei prodotti che governa il mercato, non resta altro che un serio lavoro politico. Non ci si può illudere di uscire dalla crisi puntando sul commercio di armamenti e l’incentivazione dell’azzardo. “Le spade trasformate in aratri”: alcune idee per il confronto a LoppianoLab 2017 su economia e disarmo

Con le armi avviene come per l’azzardo. Vale la legge individuata da Jean Baptiste Say, dominante in economia prima di Keynes: l’offerta è sempre in grado di creare la propria domanda. Insomma, non comanda il consumatore e non può esercitarsi la sovranità del “voto con il portafoglio” perché chi ha il potere di immettere sul mercato certi prodotti ne induce anche il consumo.

Pertanto bisogna reintrodurre e prendere coscienza, in campo economico, della categoria del potere.  Non esiste solo la libertà astratta degli individui ma gli assetti di potere. Se si vuole cambiare, bisogna rimettere al centro un lavoro politico in senso alto, la necessita di lottare e di fare “la buona battaglia”.

La giustificazione comune, che comunque altri venderebbero armi al nostro posto, è una pessima tesi che dimostra la miopia politica di cui soffre l’Italia.

Non si esce dalla crisi affidandosi alle armi e all’azzardo. Bisogna denunciarlo in tutti i modi, con gesti forti, come lo sciopero della fame, vincendo il muro di silenzio dei principali media che sono condizionati dalla politica e da altri interessi.

Farsi guidare nelle scelte strategiche dalla misura di un Pil che ormai incorpora illegalità, azzardo e armi vuol dire che l’Italia sta peggiorando, siamo un Paese che sta minando le fondamenta etiche del patto sociale.

Bisogna riparlare della pace come categoria che informa tutti gli aspetti della vita. Un Paese non può vendere l’anima. Dobbiamo protestare e diventare costruttori di pace a tutti i livelli.

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