All’ombra dei grandi alberi

Storie di ordinaria umanità. Mohamed arriva dal Mali, trova accoglienza a Ventimiglia ma poco dopo muore. Un ragazzo straordinario.

Mohamed aveva lasciato il suo villaggio nel Mali quando ancora era minorenne. Là viveva con la mamma e il fratello maggiore. Era stato costretto ad abbandonare la sua casa e la sua famiglia, compiendo un viaggio lungo e faticoso attraverso l’Africa e poi il mare. Aveva visto tanti dei suoi compagni di viaggio morire in acqua. Poi lo sbarco e un peregrinare attraverso la Sicilia, la Calabria e l’arrivo a Ventimiglia. Finalmente nello scorso mese di settembre con l’affidamento alla Comunità “Ancora Casa” di Celle Ligure, Mohamed trova una sistemazione. Lui è un ragazzo splendido, capisce poco la lingua italiana, ma parlano il suo sguardo e i occhi bellissimi.

È molto riservato, ma subito si inserisce con gli altri ragazzi tutti minori. Partecipa a tutto quanto viene proposto dagli animatori. Si fa voler bene da subito anche se spesso un velo di tristezza solca il suo sguardo, attraversa i suoi pensieri inespressi che lo riportano nel suo villaggio in Mali, tra tramonti intensi, polvere ocra e auto che transitano rumorose sulle strade di sabbia, piene di buche, percorse da uomini e donne che si mischiano tra abitazioni con tetti di paglia e lamiera. Persone. Ovunque, persone che scappano dalla guerra tra tribù ed etnie che ha fatto e continua a fare migliaia di morti. Ma lui ora è qui, può pensare ad un futuro più sereno e meno cattivo. Ha il diritto di sognare, ha il dovere di ripartire percorrendo un nuovo sentiero. Ha davanti a se l’immagine di una vita che lo attende e che gli offre meno dolore, meno sofferenza.

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Inizia la scuola. Imparare la lingua non è fatica, c’è la volontà, il desiderio, lo slancio. «Mohamed è rispettoso e grato per ciò che gli viene offerto e proposto – racconta Gloria educatrice del Centro – sia a scuola a Savona, come da noi al centro». Il primo giorno di gennaio attorno a Mohamed che diventa maggiorenne, c’è grande festa, inaspettata sorpresa. Lui impacciato e contento timido ma felice alla massima potenza si commuove davanti ai suoi compagni che gli cantano tanti auguri. È la sua nuova famiglia che si stringe attorno in una festa semplice per fargli sentire affetto vicinanza gratitudine. Perché dal momento della sua partenza dal Mali Mohamed non aveva più avuto contatti con i suoi familiari che aveva lasciato in un villaggio sprovvisti di ogni mezzo di comunicazione. La festa di compleanno si rivela una occasione preziosa per risentire un po’ del calore e dell’affetto materno.

Ma ben presto la vivacità di Mohamed, la sua voglia di vivere, la sua gioia straordinaria viene rallentata dall’apparire dei sintomi di un male che a metà del mese di giugno lo fermerà per sempre. Sono mesi di intense  diagnosi, di tentativi di cure senza effetto. I medici e tutto il personale dell’ospedale di Savona si prodigano perché quel ragazzino dagli occhi felici e  dallo sguardo dolce possa continuare a vivere, ma tutto si rivela inutile.  «Mohamed è straordinario anche da malato perché riesce a mascherare la sua sofferenza in maniera esemplare – racconta Gloria – e a chi gli domandava  come stava, lui voleva sapere prima come stavamo noi, e poi rispondeva: “Io bene” e subito aggiungeva: “Non ci credi vero?”».

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Intanto  riesce a contattare la famiglia a raccontare della sua malattia, e due fratelli maggiori arrivano a Savona e da lì contattano la mamma. In tutti c’è il desiderio che Mohamed torni nel suo villaggio. Quando Mohamed si spegne  subito si inizia una raccolta di fondi che trova una grande risposta da parte di tantissime persone, tanto che in pochi giorni  dalla Comunità “Ancora Casa” di Celle Ligure comunicano, con enorme soddisfazione, che è stata raggiunta e grandemente superata la cifra necessaria alla copertura delle spese di rimpatrio della salma che avviene con partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa. È una cosa bella, decisa da tutti gli educatori della Comunità “Ancora Casa” è che il conto destinato alla raccolta fondi resterà aperto fino alla Giornata mondiale del rifugiato, per consentire eventuali ulteriori donazioni e la somma residua, in accordo con le associazioni, sarà devoluta in forma di beneficenza ai parenti del ragazzo. Ora Mohamed è tornato a casa e il suo corpo riposa come da suo desiderio. E rispetta il verso di  una poesia africana «seppellitemi all’ombra dei grandi alberi del mercato. Voglio udire l’eco dei tamburi. Voglio sentire i piedi dei danzatori». Sì Mohamed ora che odi l’eco dei tamburi e senti i piedi dei danzatori, ricordati per un attimo, un attimo solo, di noi “complicata tribù europea”. Abbi un pensiero per tanti che ti hanno voluto un gran bene e ai quali anche tu hai voluto un gran bene. Sì Mohamed ci sei rimasto nel cuore e difficilmente ti scorderemo.

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