All’inizio della terra per un mondo unito

Il viaggio di Roberto, volontario del Movimento dei Focolari, alle Isoli Fiji per contribuire al sogno e all’impegno per l’Unità. Lo abbiamo intervistato

Può l’anelito del mondo unito, acquisito fin dall’infanzia, innescare una vera pazzia in un pensionato di 62 anni, con moglie e figli, lasciando comodità, abitudini, per circa un mese, per andare verso il capo opposto del mondo, posto al 180° meridiano? È qui che sorge prima il nuovo giorno, e il 1° gennaio, i suoi abitanti salutano per primi il nuovo anno.

Da alcuni anni il Movimento dei Focolari organizza i cosiddetti “focolari temporanei”, un’esperienza di servizio, di condivisone, in tante parti del mondo per portare l’Ideale dell’Unità in quelle parti, spesso le più lontane e non sempre agevoli, che desiderano conoscerlo.

È così che a Roberto, ex assistente di volo dell’Alitalia, sposato con Maria Rita e con tre figli, originario e residente nei Castelli Romani, viene chiesta disponibilità a partire per un focolare temporaneo. Per la sua esperienza di vita e le competenze poteva essere la persona adatta. Il confronto con la moglie, non senza batticuore, ha come effetto che il consenso al viaggio venga accolto. Nel giro di un mese è già in viaggio, partenza il 16 agosto, ritorno 8 settembre, meta Isole Fiji!!

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Roberto ha viaggiato nel corto, medio e lungo raggio, ma ai confini della Terra proprio no! Trovare un aereo che prevedesse pochi scali e ore infinite di volo non è stato immediato, ma alla fine la “Provvidenza”, quel tocco che non può mancare in queste “avventure”, fa trovare una compagnia che “in sole 24 ore” e un unico scalo porterà Roberto e Charles, focolarino dell’Africa, suo compagno di “ventura”, nelle isole Fiji, poi altre tre ore e mezza di automobile dall’aeroporto per la destinazione finale.

Roberto, cosa avete trovato lì?

Persone predisposte all’accoglienza: dovunque apertura, semplicità, sorrisi e anche povertà. Infatti le Isole del Pacifico si immaginano come paradisi del turismo tra palme e barriere coralline, mentre nella realtà scontano anche lì una dignitosa, ma anche autentica povertà. Eppure, nonostante ciò, si vede in loro un grande desiderio di esprimersi, di essere ascoltati che li spinge, una volta ritornati nel loro luogo di origine, a donare l’esperienza vissuta con noi.

Ma in particolare cosa avete fatto?

Su invito dell’arcivescovo del posto, siamo stati chiamati a tenere un corso di formazione per giovani dai 15 ai 27 anni, e uno rivolto agli adulti con le loro famiglie. I temi trattati sono stati, trattandosi di catechesi, di ordine spirituale per giovani del dopo-cresima, ma anche argomenti scientifici: ambiente, sviluppo sostenibile, rispetto per le donne, per i bambini, e anche su come affrontare gli uragani. Gli argomenti trattati tenevano conto delle necessità del luogo. Tutto in collaborazione con l’arcidiocesi che ha invitato, oltre noi, esperti per i temi da trattare. Il campo dei giovani ha accolto 130 tra ragazzi e ragazze, provenienti da otto parrocchie vicine.

Chi vi è stato vicino?

Fondamentale la figura del parroco, father Silio, che ci ha ospitato nella sua parrocchia e ha fatto sì che questo evento si potesse realizzare, facendo convenire i ragazzi dai villaggi vicini. Grande la dedizione che lo unisce alla propria gente, ma anche con noi: si è creato da subito un clima di amicizia, testimonianza viva che faceva da apripista al campo e ai temi proposti.

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Come si è svolto questo corso?

Gli incontri si sono svolti in un magnifico posto in riva al mare, nei locali resi disponibili dalla parrocchia, mentre l’alloggio dei ragazzi era nella scuola attigua alla parrocchia. Il titolo dell’incontro era: “Al di là di ogni confine”. Le riflessioni spirituali vertevano sulla trasformazione che Gesù compie in ciascuno e attorno a sé quando si ama il prossimo superando ogni limite. Si è approfondito il tema della cura della terra partendo dalla “Laudato si’” di papa Francesco: l’armonia ecologica, e il rispetto della natura: lì è straordinaria e copiosa. Splendida l’esperienza del pomeriggio ecologico insieme a ragazzi, ragazze, bambini e abitanti, tutti a raccogliere i rifiuti provenienti dal mare. La festa finale, una straordinaria manifestazione della pienezza della gioia promessa da Gesù alle persone che vivono la sua Parola.

Ma c’è stato anche altro nella vostra permanenza?

Una volta tornati nella capitale siamo stati invitati a una sessione del Parlamento, sede del Governo delle Fiji. Prima dell’inizio dei lavori, abbiamo potuto constatare il desiderio di quei parlamentari di vivere il loro mandato come un vero servizio al popolo, accogliendo l’invito del presidente dell’aula a recitare una preghiera.

Il programma di formazione per le famiglie tenutosi in un weekend è stato uno degli ultimi impegni programmati, altra occasione per costruire rapporti di fraternità, di apertura, di gioiosa espressione dei propri talenti ed amarsi a vicenda. Alla fine di questa esperienza debbo dire che mi è rimasto in cuore l’appello del parroco father Silio, che ci raccomandava di aiutare i suoi ragazzi e ragazze nella formazione umana e spirituale, nonchè scolastica, per renderli capaci di spendersi per il bene della comunità. Father Silio ci ha lasciato, Dio lo ha chiamato a sé 10 giorni dopo la nostra partenza dalle isole. Le sue parole sono il suo testamento ed è quello che mi rimane e voglio portarlo avanti da qui, promuovendo azioni a sostegno per quei ragazzi. In quella terra meravigliosa ho trovato davvero una vera famiglia umana arricchita dall’amore che Dio riversa nel cuore di tutti coloro che si mettono sulla sua scia. Un ragazzo per più di mezz’ora ha voluto raccontarmi il suo lavoro nel bosco: una grande sensibilità, nessuna diffidenza, ma gioia e spontaneità. Le donne del villaggio hanno voluto regalarci delle camicette cucite apposta per noi. Un ricordo che porterò con me.

Insomma, una vera esperienza di vita?

È innegabile che c’era una armonia speciale, un’unità formidabile fra noi, cosa che ci ha permesso di superare grandi disagi condividendo la povertà, viaggiando per strade sconnesse, facendo spostamenti faticosi, provando la stanchezza, la nostalgia di casa, la fatica, come per esempio, ascoltare e cercare di comprendere una lingua diversa, ma le chiacchiere serali, con il sacerdote davanti alla canonica, portavano con sé una grande sensazione di semplicità e di vita di famiglia. Tutto si viveva in una donazione continua. L’amore non lascia indifferenti e in loro la risposta era immediata.

Non saranno mancati momenti difficili…

C’è stato un momento quando abbiamo sentito che nonostante la bella intesa umana, non potevamo darla scontata per sempre e quando abbiamo sentito la mancanza, ci siamo fermati e abbiamo capito! Dovevamo riguardarci con occhi nuovi. E tutto è ripartito semplicemente, con una nuova gioia.

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Il momento che ti ricordi di più?

È stato la raccolta della plastica, a cui hanno partecipato tutti, ragazzi e ragazze, sorridenti nel fare questa azione cui si erano aggiunti i bambini e gli abitanti del villaggio, diventata poi una festa corale: tutti si sentivano parte di una famiglia. Difficile scegliere quale sia stato il momento più bello: anche solo fare un buon caffè italiano e sentire la gratitudine delle persone, o cucinare dei buoni, ma sconosciuti spaghetti, o delle sostanziose prime colazioni, rendevano bello ogni momento per la felicità che vedevi nell’altro.

Si dice sempre che si riceve molto di più di quanto si dà. È proprio così anche in quell’estremo lembo di Terra?

Sì, proprio così! Ad esempio, un papà di 6 bambini a cui semplicemente ho regalato tutte le caramelle rimastemi prima di partire, ci ha tenuto a farmi sapere la sua gratitudine. Oppure la gioia semplice, ma sincera in questa situazione di estrema povertà, di aver ritrovato intatte nella valigia, all’arrivo dal lungo viaggio aereo, due bottiglie d’olio, così da poterle donare.

Quali sono stati gli effetti del viaggio per la tua famiglia?

Per me è stato importantissimo vivere questo viaggio con mia moglie e i ragazzi. Nel periodo trascorso nelle Fiji ho sentito crescere mano un amore nuovo, per ciascuno di loro, come se fosse aumentato in me, nella lontananza, l’amore per loro, correggendo dei comportamenti sbagliati.

Anche grazie all’esperienza di Roberto e Charles, prossimamente nel territorio delle Isole Fiji si aprirà un focolare stabile perché il sogno del mondo unito non sia “temporaneo”.

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