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Italia > Società

Migranti, ingiustizia e società civile

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Come fare per gestire l’ondata migratoria e non cedere alla paura? Il migrante va visto e ascoltato. Va toccato, e se volete anche odorato. Il progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”

La Ong inglese Oxfam, in occasione del grande meeting economico di Davos, in Svizzera, una sorta di gotha della finanza e della politica mondiale, ha fatto sapere quel che già si sapeva ma che è bene ricordare: gli 8 personaggi più facoltosi del mondo (Gates, Zuckenberg, Bezos in testa…) possiedono più risorse di metà dell’umanità più povera. Se questo non è uno scandalo! Se questo non è profondamente ingiusto! Se la beneficienza che fanno questi personaggi non ha il sapore dell’ipocrisia! Se il capitalismo selvaggio non è un cancro! Speriamo che a Davos qualcuno abbia il coraggio di parlare dei poveri, tanto più che sarà assente l’unico vero leader mondiale, papa Francesco.

Penso a tutto ciò all’indomani della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (vedi anche il video realizzato dal Gruppo nazionale di lavoro per il bambino migrante). L’ho trascorsa con amici e aderenti del Movimento dei Focolari, ma non solo, a raccontarsi che cosa si fa a Roma e nei dintorni per rispondere in qualche modo, da semplici cittadini, alle emergenze legate all’immigrazione proveniente dal Sud del mondo. Sono rimasto sorpreso dalle molteplici e fantasiose iniziative intraprese: mense per i poveri, accoglienze temporanee nelle proprie famiglie, raccolte di viveri, medicinali e vestiti, assistenza giuridica, animazione sportiva…

La società civile non è stupida, me ne sono convinto sempre di più. Se anche agisce in modo apparentemente spontaneo e disordinato, ha una forza creatrice straordinaria. Non è la stampella al potere pubblico che fatica a risolvere i problemi. Non è nemmeno una forma di autoconsolazione di fronte alle brutalità esposte dai media. La “società-civile” è “società” – cioè lavoro comunitario per il bene comune – ed è “civile” – cioè dedita alla cura della cives, della città –, col trattino che indica che essa nasce dall’alchimia tra l’impegno del singolo cittadino e la forza collettiva.

Lo scandalo dell’ingiustizia distributiva delle ricchezze verrà risolto non solo se nuove leggi internazionali (ipernecessarie!) metteranno un freno alle ricchezze accumulate grazie ai sistemi informatici e di comunicazioni della globalizzazione, ma se la società civile saprà essere presente con la sua efficacia disordinata ma amorevole e con la sua intransigente sete di giustizia.

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