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Persona e famiglia > Educazione

Il diritto al gioco e allo studio al Gaslini di Genova

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova

La straordinaria sperienza di 40 anni di scuola, per i bambini e i ragazzi ricoverati nel celebre ospedale pediatrico, raccontata nel libro Cappe Gialle.

Children and nurses playing with puzzle

“Non sono stati anni facili quelli che hanno visto l’inizio e l’evoluzione del lavoro educativo in ospedale. Sono stati anni bui, difficili, faticosi: i pediatri indifferenti e insensibili ad accogliere l’innovazione del gioco, le infermiere sospettose, gli ausiliari contrari alle pitture e ai colori che improvvisamente “sporcavano” il bianco; tutti infastiditi dal chiasso che rompeva il silenzio. I giochi sono usciti dai sacchetti di plastica, primo loro unico modo di essere portati nei reparti, sono stati nascosti in vari contenitori posteggiati nei sotto¬scala per comparire in sala-giochi finalmente contenuti in un apposito armadio”.

 

Scrivono  così Maria Teresa Mangini e Maria Ludovica Rocca in “Cappe Gialle”, un libro interessante “per fermare la viva voce” di un percorso professionale pionieristico “ostacolato  e incoraggiato, compatito e sostenuto. Prima inventato e poi strutturato.

Siamo a Genova, l’ospedale è il Gaslini, presidio pediatrico tra i più importanti del nord Italia. Qui si sono festeggiati i 40 della  presenza in ospedale dei quattro ordini di scuola (infanzia, primaria, secondaria, di I grado e di II grado) e la loro evoluzione.

 

Proprio in occasione della  “Giornata dei Diritti del Bambino”, si sono svolte le celebrazioni per i “40 anni di Scuola al Gaslini”: dagli esordi ai nostri giorni, un percorso di ricordi e testimonianze di chi ha reso possibile questa realtà pioneristica in Italia. Attualmente la scuola è una realtà assodata con 18 docenti dell’infanzia, 7 delle elementari, 9 delle medie e 12 di scuola secondaria di II grado.

 

Interessante è stato il racconto degli inizi ripreso ancora da Cappe Gialle. “Camici colorati hanno vagato per i corridoi degli ospedali: personale educati¬vo che non sapeva bene cosa fare, da che parte cominciare (dai bambini? da se stesso? dagli spazi?), a chi far riferimento (alla scuola o all’ospedale? al Direttore Didattico o a quello Sanitario? alla segretaria o alla caposala?).

Una piccola parte di questo personale ha continuato il lavoro per anni senza perdere l’entusiasmo. Le prime esperienze hanno trovato risposta e quindi orientamento nell’impegnativo iter della formazione professionale, nel confronto pedagogico nazio¬nale ed estero che ha permesso la condivisione delle problematiche e dei progetti e nelle conferme culturali date dalla robusta letteratura in merito.

Alle spalle di tutto questo vi è stato soprattutto il sostegno dato da persone già socialmente impegnate e provenienti da formazioni diverse (pediatri, pedagogisti, psicologi, insegnanti, genitori) che, in un mare di indifferenza, hanno capito, difeso e diffuso il diritto al gioco e al diritto allo studio in ospedale, rompendo schemi rigidi e convenzioni da sempre istituzionalizzate: ormai la fase pionieristica italiana è finita. I benefici del gioco e dell’attività scolastica sul malato sono immediati e tangibili e che di riflesso questo si ripercuote su tutto il “clima” del reparto. L’ atteggiamento pedagogico è fortunatamente contagioso e la migliore qualità della relazione con il malato è un progresso continuo che coinvolge tutti e dal quale non è più possibile tornare indietro”. Pagine fitte di storia e di conquiste ma che ora grazie a quelle maestre e a quei medici che ci hanno creduto il sogno è potuto diventare realtà. l’impressione di alcuni bimbi ne sancisce il pieno successo: “Se non fosse per l’intervento sarebbe bello stare in ospedale” – Silvia – 10 anni.

“Magari la mia scuola fosse così!” -Pamela – 9 anni. “Non capisco se sono in una scuola con dei dottori o in un ospedale con delle maestre”- Mirko – 5 anni (alla maestra). “Perché non dormi qua?” – Laura – 5 anni (In risposta alla mamma che le annuncia le dimissioni e quindi il rientro a casa) “Non posso, devo finire di pitturare”. – Gisella – 10 anni.

—————-

L’Istituto Gaslini ha iniziato l’attività nel lontano 1938, settant’anni di storia, di sacrifici, di dedizione, sempre all’avanguardia nel campo dell’assistenza e della ricerca e senza mai tradire gli ideali del Fondatore: il senatore Gerolamo Gaslini. L’istituto è il più grande ospedale pediatrico del nord Italia, con i suoi 22 edifici disposti su oltre 73.000 mq di litorale, due terzi dei quali destinati a parco. Al Gaslini lavorano oltre 2.000 persone, tra medici, infermieri, universitari e ricercatori. Ci sono tutte le specialità pediatriche, numerosi laboratori e cattedre universitarie convenzionate, molte delle quali con relative scuole di specializzazione. Dalla sua fondazione il Gaslini è, infatti, sede dell’Università di Genova: presso l’ospedale i medici si specializzano in Pediatria, Chirurgia Pediatrica, Psicologia clinica e Neuropsichiatria infantile. Inoltre la storica formazione del personale infermieristico ha dato vita da alcuni anni al Corso di laurea per infermiere pediatrico, oggi insieme alla SISP del Centro Internazionale di Studi e Formazione del Gaslini (CISEF)

Riproduzione riservata ©

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