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Cultura > Arte e Spettacolo

Lo Schiaccianoci fantasioso e colorato di Amodio

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


Torna, all'avvicinarsi delle feste natalizie, l’intramontabile balletto che sta in cima ai gusti e alle preferenze dei pubblici di ogni Paese. In Italia ritorna la rutilante versione coreografica di Amedeo Amodio, con le scene variopinte e i costumi fantasiosi di Emanuele Luzzati

Lo schiaccianoci di Amedeo Amodio Yasuko Kageyama Teatro dell’Opera di Roma

Andò in scena nel 1892 al Teatro Marinjinsky di San Pietroburgo, per la gioia dello zar, dei suoi bambini, e del pubblico alto-borghese, ma fu snobbato, allora e per molti anni, dalla critica. Invece, in un secolo e più di infinite riprese, nuove edizioni, reinvenzioni, è diventato il balletto più amato di tutto il repertorio classico; quello che ci emoziona anche per le segrete inquietudini che serpeggiano nella storia musicata da Ciaikovsky. Non a caso, seppur addolcito e amabilmente raccontato da Dumas padre, si ispira a uno dei racconti più sinistri dello scrittore tedesco E.T.A. Hoffmann: “Lo schiaccianoci e il Re dei Topi”.

 

La fiaba si snoda attorno all'avventura notturna della giovane Clara che, alla vigilia di Natale, riceve in dono dal vecchio padrino Drosselmayer uno schiaccianoci a forma di soldatino che diventerà l'amuleto con cui la ragazzina, immersa in mille viaggi e incontri, verrà iniziata alla vita adulta. Sappiamo bene come questo delicato soggetto si presti alle più varie e libere interpretazioni. Nureyev, ad esempio, ma anche lo stesso Bejàrt, espresse l'ambiguità degli sdoppiamenti tra sogni e realtà in chiave fortemente psicoanalitica.

 

La magia dello “Schiaccianoci” avviene, comunque, ogni anno, anche nelle versioni più semplici e tradizionali. Una delle più belle è la trasposizione di Amedeo Amodio. La sua è una coreografia irta di simboli, di avvertimenti, di minacce, di simulacri, di esorcismi, che ci immerge in un vistoso gioco di trasformazioni e di identificazioni che si moltiplicano in maniera quasi selvaggia. Veloce, incalzante, piena di ritmo, con scena dal taglio rapidissimo. E fantasiosa, raffinata, arguta, nelle scenografie e nei costumi di quel grande artista illustratore che è stato Emanuele Luzzati. Un vero trionfo di colori. Una gioia per gli occhi e per il cuore. Lo “Schiaccianoci” di Amodio, considerato ormai un “classico”, nacque nel 1989 per l'Aterballetto, creato per Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko, e rappresentò una delle carte vincenti della compagnia di Reggio Emilia da lui fondata e diretta. Più volte ripreso e riallestito, torna ora in vita grazie a Daniele Cipriani Entertainment in una edizione che non conosce l'usura del tempo. Da vedere e rivedere.

 

A sipario chiuso, Drosselmeier sul proscenio ci introduce nella fiaba, e ad apertura nella notte magica di Natale campeggia la proiezione del numero 24, la vigilia. Amodio, fedele al racconto originale di Hoffmann, conserva il punto di vista dei bambini, liberando la fantasia nell'attesa dell'arrivo dei doni natalizi; con Drosselmeier l'artefice della magia delle ombre, l'imbonitore ambiguo e onnisciente che muove gli enormi giocattoli dando vita ai sogni, alle paure, ai desideri di Clara; e con gli adulti, dall'aspetto grottesco, osservati con occhio divertito. Nei divertissiments del secondo atto, col viaggio fantastico della ragazzina che incontrerà gli orientalismi della danza araba, le tazze e le teiere danzanti di quella cinese, i clown del circo, troveremo anche un'aggiunta dal mozartiano “Flauto magico”, con Papageno e due Papagene e la loro gabbietta d'oro.

 

Scenicamente Amodio si avvale anche delle affascinanti proiezioni del teatro d'ombra, a base di silhouettes animate, inventate dalla compagnia di Piacenza Teatro Gioco Vita, che arricchiscono il mondo onirico infantile; e della straordinaria voce – registrata – di Gabriella Bartolomei, che recita alcune parti del racconto di Hoffmann.

 

Nei ruoli principali si alternano diversi interpreti. Il cast della tournée prevede, in alternanza, le prime ballerine Ashley Bouder (New York City Ballet), Rebecca Bianchi (Teatro dell’Opera di Roma) e Anbeta Toromani, affiancate dai primi ballerini Andrew Veyette (New York City Ballet), Vito Mazzeo (Balletto nazionale Olandese), Alessandro Macario (Teatro San Carlo di Napoli) e Alessio Rezza (Teatro dell’Opera di Roma), con il corpo di ballo e i solisti della Daniele Cipriani Entertainment. 

 

Dopo l’anteprima al Teatro Morlacchi di Perugia, sarà in scena a Modena il 6 novembre al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, quindi proseguirà la tournée a Milano, Bologna, Bari, Firenze, Reggio Emilia, Udine, Gorizia, Pordenone, Ancona, Carpi, Piacenza, Pavia, Ravenna, fino al 15 gennaio 2017.

Riproduzione riservata ©

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