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Persona e famiglia > Famiglia

Cara Chiara Luce

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova


Nell’anniversario della nascita della beata di Sassello, una lettera personale. Perché l’ultima raccomandazione alla mamma è stata di essere felice

Chiara Luce Badano

Scrivo a te oggi questa mia lettera. A te che 45 anni fa come oggi – era il 29 ottobre del 1971 – arrivavi ad allietare casa Badano. Maria Teresa e Ruggero che ti avevano desiderata e attesa per tanto tempo, ora finalmente ti potevano stringere tra le loro braccia felici.

 

A Sassello, su quelle colline dolci, che abbracciano il cielo, e dove il sole fa splendere la semplicità del paesaggio, nessuno si sarebbe immaginato quello che il tuo arrivo avrebbe provocato. Nemmeno i tuoi genitori che per primi si sono prodigati a farti crescere nella sana tradizione cristiana.

 

Ma tu sognavi di fare della tua vita qualcosa di grande, nella semplicità più assoluta, eri determinata e testarda. Cocciuta se mi passi il termine. Non volevi sprecare nemmeno un attimo dei tuoi giorni vissuti. Studi, giochi, fai sport, hai amici: tanti. Li cerchi di qualità. Non vuoi perderti nel banale e se qualcuno fa fatica lo aspetti, lo correggi, lo affianchi.

 

Gli amici si scelgono uno ad unoe si conquistano con la freschezza che deriva dagli anni. Cresci e Sassello cresce con te. Il paese degli amaretti famosi, il luogo di villeggiatura estiva, sono occasioni per cogliere quanto la vita ti vuole insegnare. Ti vuol dare.

 

Ma tu hai già colto un altro insegnamento. Tutto passa, l’amore solo resterà per sempre. Quell’amore è Gesù che sempre di più ti affascina, quasi ti rapisce, ma tu ben ferma coi piedi per terra sai stare al gioco. Non sei una mistica, sei una ragazza vivace, piena di energie, di passioni, di interessi. Ma sempre con lo sguardo orientato al tuo Amore, scoperto e che non vuoi più mollare. Nemmeno per un minuto.

 

E Lui ti lascia fare. E tu sempre di più lo scopri come qualcosa di infinitamente bello, grande, misterioso e concreto al tempo stesso, tanto che il tuo vescovo di te ebbe a dire: «Si sentiva in lei la presenza dello Spirito Santo che la rendeva capace di imprimere nelle persone che l’avvicinavano il suo modo di amare Dio e gli uomini. Ha regalato a tutti noi un’esperienza religiosa molto rara ed eccezionale».

 

La malattia, mentre ti devasta il fisico, arricchisce e fortifica il tuo spirito. Chiaretta, eri una creatura speciale nel tuo letto, la tua luce era penetrante in chi saliva nella cameretta. E più il dolore di schiacciava più eri felice, più eri dono per gli atri. Sì, eri nutrimento, sei stata e sei tuttora nutrimento per tanti e tanti in tutto il mondo. Bastava fissare i tuoi occhi, incrociare il tuo sguardo per cogliere la bellezza e la vivacità della tua anima.

 

E quando, ormai pronta Dio ti fissò più intensamente e ti chiamò con le parole del Cantico dei cantici: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni presto! Perché, ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro», in un soffio l’hai raggiunto.

 

E alla mamma che contemplava il tuo sguardo una raccomandazione: «Mamma sii felice, perché io lo sono. Ciao!». Grazie Chiara, lo so che quella tua ultima raccomandazione era per la mamma, ma fa che lo sia anche per ciascuno di noi. Ciao.

Riproduzione riservata ©

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