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In profondità > Chiesa cattolica

L’eucarestia si fa vita

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova


A Genova penultima giornata del congresso eucaristico che ha visto radunarsi delegati da tutte le diocesi italiane. Oggi si riflette a partire dalle piste di impegno emerse al convegno ecclesiale di Firenze dello scorso ottobre

Genova

Genova stazione ferroviaria di Piazza Principe e di Brignole, fin dal mattino e per tutto la giornata si alternano equipe di tre quattro persone, dietro un banchetto: sono i volontari che accolgono i delegati provenienti dalle varie diocesi d’Italia. Un saluto, le prime informazioni essenziali, come raggiungere la via dell’albergo, la chiesa, il numero della linea del bus per arrivare in cattedrale. Per tutti un sorriso e l’augurio di buon congresso. Ieri la città di Genova ha visto i partecipanti del Congresso eucaristico nazionale diradarsi in oltre quaranta gruppi, percorrere a piedi o con i mezzi pubblici i carruggi e le strade per raggiungere i luoghi della carità concreta. «Un vero tuffo nelle opere di misericordia vissute con una generosità impressionante”. E’ il commento di una signora del centro Italia che con il suo gruppo ha fatto visita e incontrato in un istituto, persone diversamente abili. «E’ arricchente stare con chi è costretto a vivere tagliato fuori dalla vita della città. Ti accorgi che molte cose che ritieni essenziali e fondamentali per il tuo quotidiano vivere, sono in realtà semplici pretesti per sentirsi comodi». «Sono stato tra gli ammalati dell’ospedale, non mi era mai successo di varcare la porta di un nosocomio: quanta sofferenza». «Con il mio gruppo abbiamo partecipato ad un incontro in un centro di ascolto. Impressionante!». «Donare un sorriso, ricevere affetto. Ma anche servire concretamente un pasto, aiutare a qualche anziano ad alzarsi dalla sedia a rotelle e fare con lui qualche passo».  E’ la città del bene, «la città sotto traccia», con una forza e un vigore impressionante animata da volontari che rinunciano al loro tempo per donarlo a chi ne ha più bisogno. A chi è mendicante di amicizia, di affetto. Una giornata davvero ricca, piena.

Nel pomeriggio alcuni vescovi hanno guidato le celebrazioni penitenziali nelle basiliche del centro. Altro momento forte per rimettersi in sintonia, per dare il senso giusto a ogni azione quotidiana.

 

Oggi la giornata sarà caratterizzata dalle catechesi in dieci chiese del centro storico, dedicate all'Eucaristia e ai cinque “verbi di Firenze” scaturiti dal Convegno ecclesiale nazionale dell'ottobre scorso e cioè: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Segno di una chiesa attenta e sensibile all’oggi dell’uomo. E’ il preciso mandato di papa Francesco per una chiesa che deve uscire dalle proprie strutture, che deve andare incontro all’uomo. Qui si cerca di concretizzarne il mandato.  Frutti concreti che devono nascere dal Congresso e proposti alla chiesa italiana tutta. 

Uno tra i frutti più belli di queste giornate sarà una missione dei giovani ai giovani. I giovani della diocesi si sono adeguatamente preparati in questo anno e saranno loro a lanciare
questa proposta da qui, come frutto missionario del Congresso eucaristico e quale segno di missionarietà per l'intera Chiesa italiana. 

 

Nel pomeriggio la suggestiva adorazione eucaristica al Porto Antico, con una motovedetta che trasporta il Santissimo Sacramento. La motovedetta della Capitaneria di Porto è quella utilizzata nel canale di Sicilia in importanti operazioni di salvataggio di migranti. E poi in serata fa festa dei giovani. Un momento per stare insieme rivivendo un po’ lo stile delle Giornate della gioventù. Tappe, simboli, momenti significativi. E in tutto questo i cittadini di Genova si sentono protagonisti e contagiatati nell’accogliere, sopportare l’aumento di traffico, pazientare davanti ai tanti imprevisti. «Almeno in questi giorni cerchiamo di essere più disponibili. E’ il minimo che possiamo fare».   «Negarci alla missione e alla carità significherebbe negarci all’Eucaristia; sarebbe un tradire l’Eucaristia stessa. Siamo tutti esposti al pericolo di rallentare il passo e di assestarci in uno schema che frena l’impegno: può succedere nella vita personale come nella comunità cristiana e nella stessa società», è il commento di alcuni.

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