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In profondità > Chiesa cattolica

Pro Bergoglio

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


All’indomani della bufera di Vatileaks 2 e alla vigilia del convegno ecclesiale di Firenze la scelta di campo, se un campo va scelto, è per noi chiara ed evidente: siamo per il Vangelo, siamo per la Chiesa di papa Francesco che si rinnova

Papa Francesco

Continuano le autodifese dei due arrestati (mons. Vallejo Balda e la “lobbista” Chaouqui) e quelle degli indagati, oltre che di alcuni prelati giustamente o ingiustamente tirati in ballo. Continuano a uscire inchieste giornalistiche, talvolta ben fatte. Il sospetto s’allarga a macchia d’olio su personaggi più o meno sospettabili, gli schizzi di fango raggiungono anche alcune scelte fatte da Francesco nei primi mesi del suo pontificato.

 

In realtà non c'è molto nei libri di Fittipaldi e Nuzzi, oltre che nelle tante inchieste che escono sui giornali. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad abili manovre editoriali e ad un fiuto giornalistico talvolta onesto, talaltra meno. Indubbiamente non si trova quasi nulla di perseguibile penalmente. Tante cose sapute e risapute. Qualche accusa chiaramente lobbistica. Mi sia concesso, come cronista non più alle prime armi, di parlare di una certa delusione. C’è poca “ciccia”, come si dice in gergo; solo cose conosciute o immaginabili, qualche vizietto privato, nulla comunque di fronte alle tangenti e alle prebende di società d’affari multinazionali, di mafie varie e scandali di società pubbliche o miste.

 

C'è tuttavia qualcosa nelle vicende di questi giorni che infanga dolorosamente la Chiesa: la scarsa sobrietà e il poco spirito evangelico manifestato da alcuni prelati che qualcuno si ostina a chiamare principi della Chiesa. Lo “stile Bergoglio” fa fatica ad entrare in Vaticano e in certe parti della cattolicità.

 

Cosa può voler dire uno stile di vita sobrio ed evangelico? Innanzitutto che non si può cedere alla machiavellica tendenza di giustificare col fine nobile (l’evangelizzazione, la lotta alla povertà, la costruzione di chiese…) i mezzi utilizzati, talvolta al limite della legalità. Forse vuol dire avere massimo disinteresse nelle amicizie vere o presunte. Vuol dire non spendere cifre poco consone allo spirito di povertà per immobili e mobili, trasferte di lavoro e spese di rappresentanza. Può darsi che ciò voglia dire vendere un po’ di macchine potenti e acquistare in Vaticano un po’ più di utilitarie. Forse bisognerà arrivare a chiudere lo Ior. Vuol dire nominare nei vari comitati persone integerrime che abbiano solidi principi etici e condotte di vita adeguate, e che siano espressione di correnti di pensiero ispirate al Vangelo (perché l’economia civile e le banche etiche sono assenti nella gestione del patrimonio vaticano?).

 

Vuol dire ancora evitare di frequentare salotti mondani. Vuol dire, come suggerisce Massimo Toschi, leggersi e rileggersi le 15 malattie della curia indicate da Francesco. Vuol dire, come suggerivo ieri su Facebook, auspicare che i cardinali e i vescovi di curia comincino a vivere in comunità, condividendo sale e cucine in modo da testimoniare anche nello stile di vita il mutuo amore del Vangelo. Vuol dire altresì valorizzare le centinaia di uomini e donne di Chiesa che, in Vaticano e altrove, lavorano come facchini e pregano come angeli.

 

Soprattutto vuol dire che siamo dalla parte di Francesco e della riforma che sta realizzando in Vaticano e nella Chiesa. Senza se e senza ma, anche se il processo di cambiamento avviato sarà lungo, forse molto lungo.

Riproduzione riservata ©

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