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Cultura > Arte e Spettacolo

Il festival di Venezia e i bambini in difficoltà

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


La kermesse veneziana procede in grande stile, con il presidente Mattarella e il ministro Franceschini, e film validi come "Spotlight" dell’americano Thomas McCarthy sullo scandalo a Boston dei preti pedofili e il violento e tenero "Beast of No Nation" di Cary Fukunaga

Stanley Tucci e Felicity Blunt al Festival di Venezia

Il Festival di Venezia è partito alla grande, con il presidente Mattarella, il ministro Franceschini, qualche corteo di protesta, come d’uso. E, soprattutto, cinema. Ovvio, si parte con il blockbuster americano Everest (esce il 24 settembre) sulla drammatica e fallita impresa dei turisti scalatori negli anni Novanta. Un gran spettacolo epico e corale con un cast formidabile – fra tutti Jake Gyllenhaal, idolo delle ragazzine, per un racconto scaltro, ma di poco spessore, in cui funziona in particolare la straordinaria e rabbrividente fotografia delle altezze supreme dei monti, grazie al 3 D. Storia, dunque.

 

E di storie sembra essere ricco il primo round della mostra. Ed ecco il durissimo, violento e tenero Beast of No Nation di Cary Fukunaga: girato benissimo, senza pause, narra la perdita dell’innocenza di un ragazzino africano che diventa soldato. Film sulla dolorosa crescita del male dentro l’infanzia, ma pure sulla sopravvivenza di un barlume di coscienza in mezzo all’apocalisse degli adulti. Una fotografia – lussureggiante e poetica – accompagna la progressiva discesa-ascesa agli inferi, commovente, del bambino soldato.

 

Storia, pur diversa, di maturazione umana è quella dell’australiano Looking for Grace di Sue Brooks, ove i genitori cercano la ragazzina fuggita di casa tra le praterie assolate. Film al femminile, condito di ironia e di attenzione ai dettagli, il racconto procede per allusioni, frasi spezzate, silenzi: la ragazzina maturerà, ma forse sarà il padre – come nell’italiano La prima luce – a crescere. È dunque il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza a far muovere i primi passi alla rassegna, a cui non manca – come sempre – il film-inchiesta. Quest’anno tocca a Spotlight dell’americano Thomas McCarthy sullo scandalo a Boston dei preti pedofili. Asciutto,dinamico, sobrio e poco ideologico come un classico thriller giornalistico d’assalto, il film non perde tempo e ci porta all’interno di una redazione – il Globe di Boston – con i rapporti interpersonali vivaci, la corsa, le ansie e lo sguardo di comprensione per le vittime. Film più sulla necessità della giustizia ad ogni livello, offre interpretazioni di alto livello corale, perfetto come una macchina da guerra. Ora restiamoin attesa degli eventi.

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