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Cultura > Arte e Spettacolo

Una “Cassandra” a tre voci

di Giuseppe Siciliano

- Fonte: Città Nuova

cassandra

Un vasto palcoscenico spoglio con due colonne di cemento ai lati, tutto bianco, di luce abbagliante, è la bella scena che ci appare entrando nella Galleria Toledo, teatro storico dei Quartieri Spagnoli, a Napoli. Come pennellate scure appaiono tre donne in nero che si muovono attorno e accanto a tre grossi sassi disposti in tre punti, unici elementi scenici, simili a scogli dove aggrapparsi, o a un rifugio dove installarsi. Su uno di questi siede la vocalist jazz Maria Pia De Vito, impegnata a tradurre in canto tragico il lamento di Cassandra, mentre le altre due, Alessandra D’Elia e Caterina Spataro, si posizionano distanti, per poi incrociarsi, ricongiungersi, distaccarsi, formando a tratti un corpo solo e un’unica voce. Sono tre le Cassandre immaginate dalla regista Laura Angiulli per questa “Cassandra. Festa di nozze. Variazione sul mito n.2”, spettacolo che ha debuttato nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia. Una, eroina tragica; l’altra, politica; la terza officiante del dolore interpretato in canto.

La principessa troiana figlia di Ecuba e di Priamo, la mitica profetessa priva del dono della persuasione,  la donna vittima dell’ambizione e dei desideri degli altri, e preda di guerra, costretta, infine, al ritorno in Grecia, e al confronto con Clitemnestra che porterà verso la morte, viene eletta dalla regista a veggente del nostro tempo malato, perduto, violentato da guerre e ingiustizie, assurta a emblema della nostra civiltà agonizzante e autodistruttrice. Una Cassandra politica, quindi, il cui furore è tutto nel linguaggio, nella parola bruciante che ci riversa addosso per il dolore che vive. Un linguaggio corporeo, dei segni, soprattutto verbale, che attinge a varie fonti. Non solo a Eschilo e Euripide ma anche al poeta tragico elleno Licòfronefino al napoletano Enzo Moscato, dal quale Angiulli ha estratto brani da “Rasoi”, con alcune invettive restituite in canto salmodiante. E ritroviamo testi da Christa Wolf da cui prende la struttura narrativa, ovvero quella della rievocazione: un flusso incessante di sentimenti come affiorano nella memoria dal presente al passato e ancora al presente, prima della morte. Una elegia con lamenti, invocazioni, paure, amore, odio,di una femminilità ribollente.

Se l’operazione di Angiulli è meritevole sia per densità poetica che di messa in scena e per adattamento drammaturgico, incluse le suggestive musiche di Enrico Cocco rielaborate in diretta dal suono di Angelo Benedetti, sul piano della resa interpretativa ci è sembrato alquanto debole per le parole della protagonista principale, la pur generosa Alessandra D’Elia, che risentono di una certa enfasi espressiva, e ci arrivano private della verità profonda, direi carnale, con la quale andrebbero restituite. Un’esteriorità che abbiamo riscontrato anche nei movimenti e nei gesti.

“Cassandra. Festa di nozze. Variazione sul mito n.2”,drammaturgia e regia di Laura Angiulli, con Alessandra D’Elia, Caterina Spadaro e Maria Pia De Vito; installazione Nadia Magnacca, luci Cesare Accetta, scena Rosario Squillace. Alla Galleria Toledo di Napoli, per il Napoli Teatro Festival Italia.

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