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Cultura > Arte e Spettacolo

L’Aterballetto balla sulle canzoni di Ligabue

di Giuseppe Siciliano

- Fonte: Città Nuova

Un momento dello spettacolo

Voce graffiante e malinconica. Ruvida e soffice. È quella a tutti nota di Ligabue. Il suo timbro e le sue canzoni sono diventate il tappeto sonoro sopra il quale il coreografo Mauro Bigonzetti fa danzare i corpi rutilanti dell'Aterballetto. Nel prolungamento virtuale delle immagini diffuse su un grande schermo vediamo gli stessi ballerini rotolare, a torso nudo e in tutù, fra alcune montagne di ghiaia di una cava sullo sfondo di silos disegnati di cieli azzurri e bianche nubi. La contaminazione si completa con i sette monitor sospesi della video-installazione di Angelo Davoli sui quali scorrono altre immagini: di rossi diagrammi, di battiti cardiaci, di teschi, di vulcani in eruzione, di segnali di pericolo, di pioggia battente. Bigonzetti, col titolo "Certe notti", prende a prestito l'universo musicale e poetico del rocker emiliano per un viaggio onirico fra buio e luce. Fra cielo e terra. Per uscire dall'oscurità e involarsi su paesaggi tersi.

Godetevi il ritmo travolgente da concerto rock, da discoteca di periferia, delle danze corali. Lasciatevi contagiare dall'adrenalina che percorre i danzatori dal look che si conviene – canotte, jeans strappati, ciuffi e tatuaggi -, che cantano insieme, alzano braccia, scorazzano in prese ardite e in diagonali scivolose. Ma attenti agli assoli, come quello magnetico ed emozionante di un danzatore che procede in avanti nel mulinare di braccia fermandosi d'un tratto sul proscenio a guardare oltre l'orizzonte. Attenti pure a certi terzetti e quartetti impeccabili. E soprattutto ai molti duetti. In questi la cifra stilistica di Bigonzetti è sempre superba. Eccelle per invenzioni e complessità di varianti nell'intreccio dei movimenti. A ciascuna delle coppie affida qualcosa di sé. Sentimenti, passioni, solitudine, sogni, gioie, interiorità, condivisione. Bigonzetti riesce a coniugare una danza squisitamente giovanile, popolare, che strizza l'occhio alla "disco", con quella più ardita e colta, raffinata e rigorosa, del lessico astratto e contemporaneo. Per tradurre ansie, visioni e inquietudini generazionali dei tre artisti accomunati dagli Anni Sessanta, e arrivare fino ai nostri giorni. Coniugando canzoni e danza facilita così l'accesso ai giovanissimi e adesca un pubblico trasversale unito dall'universo del Liga.

Ascoltiamo poesie, testi tratti da "Lettere d'amore nel frigo", dialoghi dal film "Radiofreccia", e naturalmente canzoni note e live come "L'amore conta", "Piccola stella senza cielo" e, infine, "Certe notti" sulla quale si spegne l'onda contagiosa degli smaglianti danzatori di Aterballetto. Anche se a volte Bigonzetti sembra citare inseguendo riferimenti visuali – tipo la giacca dalle lunghe frange da cowboy – o gesti che tenderebbero a descrivere le parole delle canzoni, il ritmo incalzante prevale senza darci il tempo di soffermarci sui piccoli dettagli. E, dosando la frenesia dei tempi più spettacolari della danza di gruppo, fa subentrare nei duetti e negli assoli la dimensione più intimista e nostalgica, consona agli umori di alcuni brani del Liga.

“Certe notti”, coreografia Mauro Bigonzetti, scene e video installazioni Angelo Davoli, costumi Kristopher Millar e Lois Swandale, luci Carlo Cerri. A Milano, Piccolo Teatro Strehler,fino al 21 giugno. A Roma, per il Festival “Invito alla danza”, il 23 luglio.

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