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Cultura > Arte e Spettacolo

Teneramente folle

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un immagine del film

Teneramente folle

Cosa si fa e come si fa con un padre divertentissimo, fantasioso, che non lavora perché viene da una famiglia ricca, ma è bipolare e quindi imprevedibile? La storia è vera ed è tratta dall’autobiografia dell’infanzia di Maya Forbes nella Boston degli anni ’70. La moglie di lui – un bravissimo Mark Ruffalo –, che è Zoe Saldana, lavora ed è sospesa tra famiglia e carriera. Le due bambine amano teneramente questo padre che le conquista una ad una. Ma non è tutto bello né facile e il padre, Cam, tenta di ricostuire un matrimonio che sta per scoppiare e una famiglia che, se è vero che si diverte, è anche sconcertata da certi suoi atteggiamenti.

La regia di Maya Forbes è lieve, allegra e sotto sotto commossa. Non risparmia momenti sofferti, ma li supera con uno sfondo di ottimismo che fa bene al film e agli spettatori. Da non perdere.

 

Torno indietro e cambio vita

Carlo Vanzina  e il suo film, al solito leggero, libero dalle volgarità consuete e arguto (qualità inesistente nelle commedie nostrane che volano sempre più in basso). Marco è sposato, con figlio e lavoro. Ma la moglie vuole la separazione perché ama un altro. Marco chiede aiuto all’amico Claudio. Mentre ne parlano, un’auto li travolge e i due si ritrovano nel 1990 pochi giorni prima dell’incontro tra Marco e la moglie. D’accordo, è una favola, ma lieta e Paola Minaccioni si scatena insieme a Ricky Memphis e all’onnipresente Raoul Bova. Per tutti e con tanta serenità.

 

Ancora in sala:  Fuga in tacchi a spillo, poliziesco made in Usa;  La regola del gioco, ancora un prodotto americano, thriller spionistico di grande effetto; Unfriended, horror adolescenziale;  Diamante nero, commedia a lieto fine. Insomma, per tutti i gusti.

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