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Cyberattacco in Siria e Libano: una ventina di morti e migliaia di feriti. Hezbollah accusa Israele

di Miriam Iovino

L’esplosione contemporanea dei cerca persone dei miliziani di Hezbollah in Libano e in Siria ha provocato la morte di una ventina di persone e il ferimento di altre migliaia. L’azione, di cui viene accusato lo Stato di Israele, rischia di far degenerare il conflitto.

Ancora stragi in Medio Oriente. Nell’ultimo attacco, avvenuto il 17 settembre attraverso l’esplosione contemporanea in Libano e in Siria dei cercapersone dei miliziani di Hezbollah, sono morte una ventina di persone, tra cui una bambina di 9 anni, e sono rimaste ferite circa 4mila persone. Sotto accusa il governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, che avrebbe in questo modo risposto all’attacco degli Houthi a Tel Aviv e ai lanci di missili di Hezbollah.

Le modalità dell’attacco, ma soprattutto l’alto numero di vittime e di feriti civili, ha sconvolto il mondo intero, con Iran, Hezbollah e Hamas che gridano vendetta.

A poche settimane dal primo anniversario dell’attentato del 7 ottobre 2023, quando i terroristi di Hamas provocarono la morte di circa 1200 israeliani, il conflitto rischia di allargarsi in maniera drammatica. Finora, i bombardamenti continui di Israele sulla popolazione di Gaza, hanno provocato la morte di oltre 40mila persone. Di queste, la metà sono bambini.

Eppure, la politica aggressiva di Netanyahu non piace nemmeno alla popolazione, che ha più volte manifestano chiedendo al governo di accordarsi per il rilascio degli ostaggi. A far acuire il dissenso interno è stata la scoperta che alcuni ostaggi deceduti, che avevano ferite da arma da fuoco sul corpo, erano in realtà morti per i gas introdotti dall’esercito israeliano nei sotterranei di Gaza.

 

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