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Cultura > Arte e Spettacolo

Il Sud dei torinesi Zerogrammi

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


Il duo Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea in uno spettacolo che vuole esprimere con leggerezza e ironia un bigottismo religioso, sterile manifestazione di anime bisognose di spiritualita’

Dallo spettacolo Inri

Inri è uno dei lavori più apprezzati del duo Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea, ovvero la compagnia torinese C.ie Zerogrammi, nata nel 2006.

Il nome che si son dati è un programma artistico che intende esprimere e perseguire “un fondante bisogno di leggerezza calviniana che, attraversando trasversalmente il linguaggio coreutico, restituisca al mestiere della danza chiarezza e onestà comunicativa. Da questi presupposti prendono forma, sulla scena, personaggi che, in danza costruita a partire da un vocabolario di gesti e forme del quotidiano, raccontano la vita sin nei suoi aspetti più piccoli e impercettibili”. E Inri lo esprime in pieno.

Il duo veste di nero, con gonne lunghe e velo in testa. Ma esibiscono petti villosi e gambe nerborute. Sono comari secche, votate ad una ritualità luttuosa e bigotta che i due "danzattori" traducono con leggerezza e ironia. Esprimono un furore religioso da Sud arcaico entrando con rami di mandorli in fiore e infine con lupini buttati addosso, oscillando come pendoli, entrando e uscendo dal cono di luce che li sorprende.

Ci sono, in scena, cornici senza foto, un secchio di latta, due sedie, una bottiglia di vino, e lumini accesi, sapientemente disposti in fila. Hanno borsette tintinnanti di monete per oboli votivi da riversare a santi per grazie non ricevute. C'è, nel loro mettere in danza le parole e il silenzio, una lingua del corpo in ostensione, una coreografia di passi, ora dolorosi, ora angelicati, giocata nella parodia di un bigottismo religioso e quotidiano che appartiene alla cultura di un Sud atavico. C'è un universo sacro e profano, crudele e tenero, ironico e tragico nella liturgia di gesti, di genuflessioni sghembe, di posture scomode, di sgrammaticate maschere espressive che trasudano una goffaggine innocente. Nei dettagli di mani in preghiera alimentate da vorticosi e ipnotici roteamenti di bauschiana memoria; negli estatici fermo-immagine di bocche e occhi che ricordano la teatralità di Emma Dante. Nelle liturgie di gambe e braccia assurte a Crocifissione, e ad una barocca Deposizione, che rimandano a icone popolari.

Ci sono suoni e voci di paese, di processioni di Madonne, di litanie e rosari profumati, di un Agnus Dei struggente sulle cui note la danza stordisce e ammalia. C'è il rumore della quiete mistica, e la sospensione del miracolo pregato; e un’isteria che rivela la vuotezza di una pratica religiosa sterile.

C'è in tutto questo, infine, un senso d'attesa perenne, incolmabile, in quella terra desolata, eppure abitata di visioni, dell'anima bisognosa di spiritualità. Che questi due intelligenti interpreti, di vasta cultura e formazione, sanno tradurre in un teatro-danza di pregnante bellezza.


“Inri” di Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea, collaborazione alla drammaturgia Fabio Chiriatti, luci Chiara Guglielmi costumi e scene Zerogrammi produzione teatrofficina Zerogrammi (Torino)

coproduzione Festival Oriente Occidente (Rovereto) La Piattaforma (Torino. Al Teatro Comunale di Novoli (Le), quindi al Comunale di Pisa il 15 febbraio.

Riproduzione riservata ©

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