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In profondità > Chiesa cattolica

Carismi al Sinodo

di Costanzo Donegana

- Fonte: Celam

Maria Antonieta Bruscato, superiora generale delle Figlie di San Paolo (le Paoline dell’editrice e delle librerie, ma non solo, come lei dirà) ha partecipato al Sinodo dei Vescovi su “La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, in qualità di uditrice. Brasiliana, con una vasta conoscenza della vita consacrata, ha chiacchierato (proprio così) con noi, che l’abbiamo contattata per il Dipartimento di Comunicazione e Cultura del Celam, che ci ha concesso di pubblicare l’intervista anche sul sito di “Unità e Carismi”.

Maria Antonieta Bruscato

Che caratteristiche ha la Nuova Evangelizzazione fatta dai consacrati?

Sono d’accordo con quello che diceva il Papa: accendere o riaccendere il fuoco, in tutto, nella conoscenza e nell’approfondimento del mistero di Cristo oggi, nella dimensione spirituale e teologica e come comunicare questo alla gente di oggi. E’ un invito a una maggiore autenticità, una maggiore comprensione di ciò che siamo, di una coscienza più chiara della chiamata che Gesù ci ha fatto per stare con Lui e per andare al popolo.
La vita religiosa oggi deve riscoprirsi come una grande fonte, molto preziosa, di vita cristiana e di evangelizzazione. Ho l’impressione che stiamo un po’ ritratti e timidi, dobbiamo essere più coraggiosi, riaccendere questo fuoco per essere realmente significativi.
Come diceva un articolo apparso recentemente in “Testimoni”, attualmente noi religiosi non siamo più necessari, perché quello che facevamo prima, lo fa il governo, le istituzioni civili. Però siamo importanti nella misura che siamo significativi, perché siamo profezia, espressione dell’amore di Dio.
Dobbiamo quindi ricuperare veramente e profondamente quello che siamo, per mostrare al mondo che Dio lo ama, che Dio è presente, si preoccupa di noi. Oggi il mondo ha bisogno di fede, di speranza, di senso.
 
Come è apparsa la vita consacrata nel Sinodo?

Non voglio generalizzare, ma mi pare che i vescovi hanno difficoltà a valorizzare la vita consacrata come un’istanza molto efficace di evangelizzazione, perché la vita religiosa è presente in tutto. La vita religiosa è impegnata con Dio, con il vangelo, con il popolo, con la società. Sembra invece che molti vescovi considerano i religiosi solo in rapporto con la pastorale, senza riconoscere la loro identità, che viene dai carismi.
 
Quale apporto dà il carisma della sua congregazione alla Nuova Evangelizzazione?

Prima si parlava molto dei mezzi di comunicazione, poi si è passati a parlare della comunicazione, che oggi si realizza attraverso la relazione – che non può mai essere sostituita –  ma in particolare attraverso i grandi mezzi e soprattutto dei piccoli, i new media, che stanno creando una nuova cultura.
Tutti si incontrano lì: persone che forse non potevano esprimersi, che non potevano comunicarsi, oggi sono presenti e in pochi secondi la comunicazione si realizza in grande scala: a Facebook, per esempio, sono connesse un miliardo di persone. Anche i poveri.
Per me e la mia congregazione la grande sfida non è tanto l’uso di questi mezzi, quanto invece il linguaggio, che è nuovo. Prima sfida quindi è la formazione. Perché non è lo stesso linguaggio dei libri, delle riviste, della radio, della TV.
Non si tratta solo di un cambio tecnologico, ma della trasformazione di una modalità di relazione con un’altra.  E l’ambiente digitale è il nuovo contesto esistenziale nel quale i giovani costruiscono  la loro identità personale, sociale e vocazionale.
 
E l’altra sfida?

La pastorale nell’ambiente digitale. L’azione evangelizzatrice della Chiesa non può e non deve indietreggiare di fronte al mondo digitale che avanza. E’ urgente promuovere nel web una presenza e un’animazione cristiana fatta da operatori, sacerdoti, religiosi e religiose inclusi, che abbiano almeno una sufficiente competenza circa le tecniche di comunicazione, ma che al tempo stesso siano testimoni di Cristo appassionati e credibili anche attraverso le strade digitali.

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