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Mondo > Europa

Sequestrata la nave scuola della marina

di Alberto Barlocci

- Fonte: Ciudad Nueva Argentina

Ha fatto scalo nel Ghana e la giustizia vi ha posto i sigilli su richiesta dei titolari di bond argentini in default. Le clausole per il risarcimento impongono la rinuncia all'immunità sovrana.

Nave scuola della marina militare argentina
Il fatto ha provocato un piccolo terremoto nel governo dell'Argentina: un gruppo di creditori in possesso di titoli argentini in default dal 2001(cioè in cessazione di pagamento), che qui vengono chiamati "fondi avvoltoi", ha ottenuto il sequestro della bella nave scuola della marina militare, la fregata "Libertad", approfittando di uno scalo nel porto di Tema, nel Ghana.

Non tutti i possessori di titoli del debito estero argentino hanno accettato la ristrutturazione realizzata nel 2005, quando il Governo offrì una riduzione forzosa del debito, che oggi sta pagando puntualmente. Circa 11 miliardi di dollari in titoli sono stati tagliati fuori dall'accordo e, successivamente, ne hanno fatto incetta, a prezzo da macero, alcune istituzioni finanziarie con l'intenzione di rivalersi presto o tardi del loro "investimento".

Varie volte, infatti, hanno chiesto alla giustizia, ad esempio della città di New York, di sequestrare beni e conti bancari all'estero dell'Argentina. Una pratica complessa, dato che va stabilita la finalità pubblica e non commerciale di tali depositi o dei beni. Questa volta, grazie alla collaborazione della giustizia del Ghana che ha interpretato restrittivamente la norma, si è riusciti a bloccare un veliero che, in teoria, dovrebbe essere protetto come tutte le navi, militari e no, dall'immunità. Così recita la Convenzione delle Nazioni Unite nell'articolo 95 sulle navi da guerra in alto mare e il 32 in merito all'immunità delle navi. Ma si sa, siamo in mancanza di una norma esplicita in materia di diritto internazionale che sia applicabile universalmente.

 

In imbarazzo il governo di Akkra, che non aveva intenzione di fare uno sgambetto proprio all'Argentina, un Paese che paga il prezzo della sua scelta di ristrutturare il debito con l'esclusione dai mercati finanziari, ai quali non può accedere se non in termini proibitivi.

Chi ha scelto il porto del Ghana, dove si sapeva che poteva scattare la trappola? Il capo di Stato maggiore della marina e anche altri due alti ufficiali dell'arma hanno presentato le dimissioni e anche il posto del ministro della Difesa comincia a scricchiolare. Il pericolo era conosciuto. Ma il problema sul tavolo, in realtà, è un altro: sono le condizioni nelle quali i Paesi, spesso in situazioni di necessità, come oggi accade in Europa, sono obbligati a firmare delle condizioni inique per ottenere finanziamenti, spesso rinunciando alla propria sovranità.
 

Nel caso in questione, si tratta di titoli emessi nel 1992, nel quadro del piano Brady (dal nome dell'allora segretario del Tesoro degli Usa), che i Paesi latinoamericani furono letteralmente obbligati ad accettare, e il cui risultato fu un trasferimento di risorse pubbliche gigantesco, protetto da clausule di rinuncia che tutti i governi accettarono.

Nel caso argentino, esiste una clausola esplicita in base alla quale il governo ha rinunciato a opporre in caso di rivalsa del creditore la difesa dell'immunità sovrana. La rinuncia è totale e ne sono escluse solo le riserve di libera disponibilità della Banca centrale, gli attivi esistenti nel Paese e i beni all'estero dedicati a un servizio pubblico essenziale (come i camion dell'esercito in servizio tra i terremotati ad Haiti).
 

Non si fa menzione delle navi da guerra e commerciali, ma il giudice non la pensa così, fedele alla norma del diritto angolosassone che stabilisce che la volontà delle parti si pone al di sopra della legge. Risultato finale: la bella nave a vela sarà abbandonata al suo destino. Forse i "fondi avvoltoi" riusciranno a venderla, ricavandone qualche decina di milioni di dollari. All'Argentina resta la "libertad" e deve inghiottire un boccone amaro perché perde un orgoglio della propria marina militare e perché deve tollerare le conseguenze di aver accettato, a suo tempo, clausole leonine per poter finanziare la sua economia.
 

Qualcosa è cambiato in tutti questi anni? Poco. La sovranità dei Paesi europei indebitati fino al collo è ridotta al lumicino, basta vedere le ondate di licenziamenti e presto di privatizzazioni in atto. Bisogna rivedere urgentemente la questione dei prestiti internazionali.

 

 

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