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Persona e famiglia > Famiglia

La memoria del web

di Matteo Girardi

- Fonte: Città Nuova

I nostri archivi digitali non sono più privati. Ma chi organizza e gestisce la conoscenza nella Rete? Chi decide cosa merita l'oblio?

cassetti

Riportando i risultati di ricerca del progetto Memorie domestiche. Conservazione ed uso dei prodotti mediali negli spazi domestici, Annalisa Buffardi, coautrice con Derrick de Kerckhove del volume Il sapere digitale, descrive le mutazioni nell’organizzazione della memoria dei nativi digitali, i quali conservano in ambiente elettronico (telefoni cellulari, tablet, pc ecc.) una quantità enorme di dati: messaggi, canzoni, documenti, notizie, video e chi più ne ha più ne metta.

Questa enorme quantità di dati archiviati determina una sorta di surplus di informazioni che necessita di criteri di conservazione e selezione. “Le dinamiche di organizzazione delle nostre memorie digitali sono condizionate, come per gli spazi fisici, da motivazioni di capienza, di funzionalità, di passioni, di affetti. Oltre che dalla competenza tecnologica che rende più o meno facili le procedure di archiviazione” (A. Buffardi – D. de Kerckhove, Il sapere digitale. Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva, Liguri editore, 2011, p. 9).

Ne consegue che i nostri archivi digitali sono sempre con noi e che spesso non sono più privati, ma pubblici, veri e propri strumenti di comunicazione (una foto postata su facebook può aiutare a trasmettere e “condividere” uno stato d’animo).
“Stiamo consegnando alle macchine e alle teche del web gran parte delle nostre memorie, private e pubbliche, istituzionali, scientifiche e della nostra vita quotidiana” (A. Buffardi – D. de Kerckhove, Il sapere digitale, cit., p. 10).

La nostra memoria si trasferisce sul web e noi possiamo accedervi in qualsiasi momento, ma la sensazione di leggerezza che questa possibilità potrebbe suscitare porta con sé un rischio: l’oblio.

Come è facile archiviare un ricordo sul profilo di un social network o su un database, così è facile cancellarlo, per sempre. E questo potere è nelle mani di chi organizza e gestisce la conoscenza nella Rete: motori di ricerca, hosting, social network ecc. ecc.

Più questo potere è concentrato in poche mani, più viene monopolizzato, più è alto il rischio di perdita di memoria o, ancora peggio, di una parte selezionata della memoria. La memoria di chi è minoranza, di chi ha meno potere. Salvaguardare e moltiplicare questi spazi di memoria è già oggi la sfida di ogni attore, protagonista, del web.

(dal blog di Matteo Girardi)

Riproduzione riservata ©

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