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Persona e famiglia > Famiglia

Uno dei mille sbarca in redazione

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Cyril Dunaj, ventitreenne slovacco che ha partecipato al congresso italiano dei giovani dei Focolari, in visita a Città Nuova

cyril

Oltre mille membri in poco più di ventiquattr’ore sul gruppo Facebook, idee e proposte che si susseguono a pochi minuti l’una dall’altra, e tanto entusiasmo e voglia di fare: questi i primi frutti del congresso dei giovani italiani del movimento dei Focolari. Tra loro c’era anche Cyril, arrivato tre anni fa dalla Slovacchia per studiare filosofia a Roma. In visita alla redazione, ha risposto ad alcune nostre domande.

 

 

Vieni dalla Slovacchia, ma hai partecipato ad un congresso per l’Italia: come l’hai vissuto?

 

«In realtà, più che un congresso “degli Italiani” era un congresso “dell’Italia”, di chi vive qui: infatti non ero l’unico partecipante straniero. Viviamo la stessa realtà, indipendentemente dal Paese da cui proveniamo, e molte delle questioni sollevate sono identiche qui e all’estero: anche in Slovacchia il governo è caduto pochi mesi fa col voto sul salvataggio della Grecia, a dimostrazione di come viviamo in un mondo interdipendente. Per questo è necessario avere una visione più ampia, a cui noi stranieri possiamo contribuire».

 

 

Quali sono, invece, le differenze che vedi tra i giovani italiani e quelli slovacchi?

 

«Ovviamente siamo condizionati dal contesto specifico e dalla mentalità che ne deriva. In Slovacchia si sente ancora l’eredità del comunismo: gli scioperi, ad esempio, non sono così comuni come qui! Però la voglia di cambiare c’è, sia nel mio Paese che in Italia: dobbiamo individuare le cose negative, senza nascondercele, e cercare una risposta».

 

 

Tra le proposte di azione avanzate al congresso, quale consideri la più urgente?

 

«Indubbiamente la formazione: in molti abbiamo riconosciuto di non essere preparati ad agire in politica, nell’economia o nel sociale, anche perché oggi c’è più disinformazione che informazione. Abbiamo bisogno di capire come muoverci nel mondo per poterlo davvero cambiare. Per farlo ci sono due vie, dal basso o dall’alto: dall’alto è più veloce, ma appunto, è necessaria la preparazione. La dottrina sociale della Chiesa, le scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità e l’Economia di Comunione offrono già delle risposte, però non sempre le conosciamo».

 

 

La tua impressione sulla redazione di Città Nuova?

 

«Un ambiente semplice e accogliente, un po’ fuori dagli schemi di quella che è la “gerarchia” di una redazione».

Riproduzione riservata ©

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