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Cultura > Arte e Spettacolo

Il teatrino di fantasmi dentro la mente di Amleto

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Il Teatro del Carretto rilegge il classico di Shakespeare. Prossime tappe, Andria e Taormina

amleto

La scena è ring, scacchiera, arena, pista da circo, circondata da pannelli purpurei trapuntati che sembrano pareti da manicomio. Un rosso che risucchia e risputa una fila di personaggi vestiti di bianco; ne svela, dalle morbide fessure, frammenti improvvisi o insinuanti, al ritmo disarmonico di una mente turbata, delirante. Alle spalle di Amleto, sempre chino su una scacchiera, il canto di Gertrude – una regina che sembra uscire da un film di Tim Burton – e il ghigno del re usurpatore, strisciante come un serpente impudico. Quello che appare davanti agli occhi del giovane è un teatrino in miniatura con i personaggi del dramma che vanno svanendo ad ogni colpo mortale. Il triste principe di Danimarca galleggia in un presente dilaniato tra misfatto subìto e ingannevole follia, giocando a scacchi con la sua pazzia mentre ordisce trame con le pedine per vendicare l’assassinio del padre.

 

Irrompe improvvisamente un frastuono dall’eco lontano di festini e di battaglie, personaggi ebbri di vita si spengono nella loro spossatezza ai fianchi della scena. Entrano gli attori, inizia la pantomima fra turbamento e divertimento; l’odore di vendetta si fa strada ma non verrà consumata. Una pioggia di petali sommerge Ofelia morente; una danza di scheletri è preludio al duello finale: climax in scala di marionette che irrompe in dramma su scala umana. Una danza macabra per attori e teschi che si muovono dentro un tappeto sonoro di percussioni, ottoni, lame sibilanti.

 

L’Amleto rivisitato dal Teatro del Carretto, adattato da Maria Grazia Cipriani, che ne cura anche la regia, è uno spazio mentale e fisico che sovrappone moto tragico a moto comico e lascia l’interpretazione psicoanalitica come quella politica, visibili in trasparenza, per mettere in luce il dramma dell’uomo oppresso da pensieri sul senso dell’esistenza, con i suoi fantasmi e i suoi dubbi. Tutto si consuma dentro la testa di Amleto, nel teatrino della sua immaginazione, grazie ad una serie di magnifiche invenzioni teatrali nelle quali è maestra insuperabile la compagnia toscana.

 

Il “Teatro del Carretto” è, infatti, tra le realtà italiane di teatro più conosciuta in Europa e nel mondo. Il raffinato stile artigianale fatto di material poveri usati in maniera ingegnosa, la magia delle scene e dei costumi, e le idee innovative dove la partitura sonora – curata da Hupert Westkemper – ha un ruolo determinante, hanno portato il gruppo sui maggiori palcoscenici internazionali. E non possiamo non ricordare allestimenti storici come Iliade, Odissea, Romeo e Giulietta, Biancaneve, il pluripremiato Pinocchio, Le Troiane, Sogno di una notte di mezza estate. Ora questo Amleto visionario e rigoroso segna un ulteriore affondo nella rilettura del grande classico scespiriano. E ci regala un’altra pagina di grande teatro.

 

Scene e costumi di Graziano Gregori, luci di Angelo Linzalata, interpreti: Alez Sessatelli, Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti, Giacomo Pecchia, Carlo Gambaro e Andrea Jonathan Bertolai.

 

A Taormina Arte, e ad Andria per il Festival Castel dei Mondi, il 30 e 31 agosto.

Riproduzione riservata ©

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