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Persona e famiglia > Famiglia

Ad Aryaratne, il premio “Defender of peace”

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova

Assegnato al pacifista cingalese e fondatore del "Sarvodaya shramadana movement" la seconda edizione del premio che undici anni fa venne consegnato a Chiara Lubich

Defender of Peace Awards

Nel gennaio del 2001, agli albori del nuovo millennio, solo una manciata di mesi prima di quell’11 settembre che avrebbe cambiato la storia dell’umanità, Chiara Lubich era atterrata a Coimbatore, nel cuore del Tamil Nado (regione a sud-est dell’India, ndr. ) per ricevere il Defender of Peace Award 2000, un premio intitolato a Gandhi che lo Shanti Ashram della città del sud India e alcuni rappresentanti del Movimento Sarvodaya avevano deciso di assegnarle. Furono giorni memorabili che segnarono l’inizio di una profonda amicizia diventata col tempo fattiva collaborazione fra i Focolari ed i gandhiani del sud India.

 

In questi giorni, dopo anni, in occasione delle varie iniziative che hanno concluso i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della fondazione dell’Ashram da parte del Dr. Aram, noto pacifista, educatore e membro onorario del Senato indiano, il comitato di gestione dello Shanti Ashram ha voluto assegnare un secondo premio con lo stesso titolo al dr. A.T. Aryaratne. Si tratta di un noto pacifista cingalese, convinto assertore degli ideali gandhiani, che hanno permesso a questo piccolo uomo, dallo sguardo penetrante e dalla volontà indomita, ormai ottantenne di fondare il Sarvodaya shramadana movement, versione singalese del Movimento gandhiano indiano. Il movimento ha raggiunto e contribuito allo sviluppo di migliaia di villaggi rispetto ai 38mila complessivi presenti nell’isola dello Sri Lanka che si trova di fronte alle coste del sud dell’India. 

 

Nel 1958 il prof. Ariyaratne, insegnava presso il Nalanda college di Colombo, la capitale dello Sri Lanka, e, con un gruppo di suoi colleghi e studenti, diede inizio ad un lavoro sociale a mezzo di campi di lavoro di una o due settimane in zone remote e arretrate dell’isola. Si chiamarono Shramadana,una parola, sanskrita, che sta a indicare l’impegno attivo a mettere tempo, energie, idee e pensieri, risorse e fatica a servizio degli altri. Solo verso il 1960 il nome fu cambiato ed unificato a quello di Sarvodaya e tutt’oggi il nome ufficiale del movimento è Sarvodaya ShramadanaMovement.

 

Il movimento si è progressivamente sviluppato, raggiungendo in questi cinquantanni più di un terzo dei villaggi del Paese, attraverso l’azione volontaria di migliaia di ‘social worker’ che operano nella centrale di Moratuwa, alla periferia della capitale, da dove si coordinano una trentina di centri provinciali ed  un centinaio di punti locali. Tuttavia, il Sarvodaya Shramadana si è affermato negli anni non solo come movimento sociale. Si propone, infatti, una crescita integrale sia della persona che della comunità: famiglia, gruppo sociale, villaggio. Unisce alle dimensioni sociale ed economica anche quelle della sfera morale, culturale e religiosa. L’ispirazione per quest’ultima affonda le radici nella tradizione buddista terawada (tipiche del buddismo dello Sri Lanka e della Thailandia e Myanmar) e mira al risveglio non solo dell’individuo ma dell’ambiente globale in cui egli vive.

 

«Dopo aver costruito una organizzazione molto decentralizzata e, allo stesso tempo, coordinata abbiamo costituito quello che abbiamo chiamato il Deshodaya Programma. Deshodaya, significa risveglio nazionale» ha dichiarato il dr. Aryaratne nel corso della cerimonia di consegna del premio. Il progetto, infatti, mira a formare le coscienze delle persone, oltre che a rivolgersi all’aspetto economico, con l’obiettivo di avere un impatto sulla vita politica di un Paese come lo Sri Lanka, che sta uscendo a fatica da una guerra civile fra tamil e cingalesi durata un ventennio. Proprio questa connotazione politica ha provocato malintesi e controversie, ma l’azione di Aryaratne resta un punto di riferimento nell’ambito dello sviluppo socio-amministrativo dell’isola dell’Oceano Indiano ed è innegabile la sua ispirazione a principi e concetti gandhiani.

 

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