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Cultura > Arte e Spettacolo

Note a margine del Grande Fratello

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

Si e’ conclusa la undicesima edizione del noto reality con un buon risultato di pubblico, anche se non eccezionale, ma quanto basta da giustificare, ahimè, un’ennesima produzione per la prossima stagione.

Lo share del Grande Fratello 11 raggiunge il 32,79 per cento con una media di 6 milioni e 662 mila telespettatori. Dati, pero’, inferiori alle due ultime edizioni. Tra i quattro finalisti trionfa Andrea Cocco, il modello italo-giapponese che si e’ distinto per una particolare sobrietà dei comportamenti e una finezza di buoni sentimenti.

 

«Una persona davvero perbene», sottolinea la conduttrice Alessia Marcuzzi, che ammette anche di aver sempre tifato per lui sin dall’inizio. Per certi versi il modo di atteggiarsi degli altri tre finalisti, Margherita, Jimmy e Ferdinando, rievoca il tipo di recitazione esasperata tipica del cinema muto degli anni Venti, quando per l’assenza della parola, era necessario gesticolare molto, con espressioni evidenti del corpo e del volto per far capire in modo chiaro i propri sentimenti.

 

Non si raggiunge, per carità, la finezza interpretativa di Mary Pickford, ma solo certi tratti della vitalità interpretativa di tanti film strappalacrime. Il modo eccessivo di fare, muoversi, parlare di Margherita e, in tono minore, di Ferdinando e Jimmy, fa trasparire i loro sentimenti anche togliendo il volume al televisore.

 

E il sapersi mostrare nella nudità dei propri sentimenti, oltre a creare empatia con il pubblico e tener viva l’attenzione, causa una sorta di corto circuito verso la verità del personaggio. I finalisti sono più autentici come persone perchè i sentimenti provati e mostrati a tutti sono senza finzione. Almeno, così sono stati percepiti.

 

I sentimenti basilari, odio-amore, amico-nemico, vero-falso, giusto-ingiusto, sono gli ingredienti valoriali base anche di questa edizione che trasforma gente comune in divi televisivi. Come se i comuni mortali potessero entrare nell’Olimpo degli dei e trasformarsi nelle nuove stelle per il firmamento terrestre. Operazione che riesce sempre, anche se si tratta di dei di plastica a scadenza ravvicinata.

Riproduzione riservata ©

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