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Persona e famiglia > Famiglia

Cari genitori, non perdono quello che avete fatto

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova

Per un bimbo rom di Milano, dopo anni di sfruttamento si apre una nuova vita con una famiglia adottiva.

bambino elemosina

È una storia terribile, quella che ci consegna la cronaca di Milano in questi giorni. Una delle tante, purtroppo, che penetrano dritte nell’animo e mischiano disgusto e tenerezza. Disgusto per quello che ha dovuto subire, e tenerezza perché tutto ciò è avvenuto ad un bimbo tra i cinque e i sei anni. Nell’età in cui ha tutto il diritto alle coccole e alle tenerezze da parte di papi e mami. E invece non è stato così per Stefan, che dopo quattro anni scrive: «Cari genitori, vi mando questa lettera perché devo dirvi che vado in adozione; per le cose che mi avete fatto, le cose che a un bambino non bisogna fare».

 

Stefan è rom, e viveva con i genitori al campo nomadi alla periferia di Milano. È l’inizio del mese di luglio del 2004 quando un pattuglia della polizia lo trova a chiedere l’elemosina al semaforo. Controlli, ricerche e affidamento ad una comunità, come prevede la legge. Ma nell’aprile del 2005 viene rapito, per poi essere ritrovato al campo una settimana dopo. Stefan porta soldi alla famiglia, per questo i genitori fanno di tutto perché non venga loro nuovamente sottratto. Il resto lo scrive proprio Stefan nella lettera alla mamma e al papà – se così li possiamo chiamare: «Andare al semaforo a chiedere i soldi e di sera portarli alle persone che non conoscevo, con tutti i bambini piccoli e facendo sesso con loro per dare i soldi». Ad un ispettore Stefan racconta: «Una volta ho provato a dire alla mamma che quando andavo con il papà mi portava a fare sesso, ma lei non mi ascoltava. Avrei voluto che la mia mamma mi avesse protetto, come fanno tutte le mamme, e invece nemmeno mi ascoltava. Sono arrabbiato con i miei genitori per le cose che mi hanno fatto».

 

In 46 pagine è motivata la sentenza di condanna per i suoi genitori: 18 anni di reclusione, 150mila euro di multa ed espulsione dall’Italia una volta scontata la condanna. Da quando aveva 7 anni, mamma e papà lo avevano cominciato a vendere. Ora per Stefan si apre una nuova avventura più serena e più umana.

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