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Cultura > Arte e Spettacolo

L’Iran conquista Berlino

di Ennio De Robertis

- Fonte: Città Nuova

Al regista Asghar Farha l’Orso d’oro per "Nader e Simin – Una separazione" una dolorosa storia famialiare. Assenti film e autori di grande richiamo

Asghar Farha

Festival dai semitoni smorzati, un po’ in sordina per la mancanza di film di grande richiamo o firmati da autori ispirati a linee di tendenza contrapposte. Condizione che ha consentito di operare in tutta tranquillità alla giuria presieduta da Isabella Rossellini. Quasi unanime l’assegnazione dell’Orso d’oro a Nader e Simin – Una separazione che segna un bis per l’iraniano Asghar Farhadi, già premiato due anni fa con l’Orso d’argento a About Elly (uscito anche in Italia), film che suscitava gli stessi interrogativi prospettando una situazione di dubbia e difficile interpretazione. Un po’ come le sfaccettate realtà pirandelliane aperte a diverse indicazioni, Nader e Simin- Una separazione racconta la storia di un uomo che non intende abbandonare il vecchio padre ammalato e della moglie che invece sta per espatriare. Film-metafora della situazione in cui versa l’Iran, divisa fra integralismo, desiderio di lasciare il paese e amore per la propria terra. Come già in About Elly, il problema resta aperto e senza soluzione. Alle due interpreti, Sareh Bayatt e Sarina Farhadi, il premio per le migliori attrici.

 

Nessuna chiave politica in The Turin Horse (Il cavallo Torino) dell’ungherese Béla Tarr, ma soltanto il senso dell’inafferrabilità del tempo e l’adeguamento ai ritmi imposti dalla natura. Orso d’argento per un film sperimentale, estetizzante e calligrafico, con dialoghi ridotti al minimo. Incentrato su immagini che ritraggono la pustza spazzata dal vento, mentre un postiglione si appresta a salire sulla sua carrozza.   

Premio per la miglior regia al tedesco Sleeping Sikness (Malattia del sonno) di Ulrich Köhler, che mette a confronto Europa e Africa, l’impegno umanitario di un medico in Camerun, ma anche l’incapacità di inserirsi nella realtà del continente nero se non attraverso l’esotismo.

Da un festival come quello di Berlino c’era da attendersi qualcosa di più.

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