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Cultura > Arte e Spettacolo

L’energia del Vesuvio nelle opere di Marisa Albanese

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Fino al 9 gennaio al museo di Capodimonte, a Napoli, l’energia dell’artista e quella del Vesuvio si fondono in Spyholes. In mostra anche il Grand Tour 2.0.

opera di marisa albanese

A volte gli artisti, con la loro opera, sanno dare corpo al rimosso. L’occhio dell’arte pone le immagini in relazione, in dialogo con ciò che è sedimentato nel profondo dell’animo umano. Privilegiando come tecniche la fotografia, il video, l’installazione e la video-animazione, Marisa Albanese porta avanti dal 2003 sul tema del Vesuvio un intenso lavoro in cui l’energia dell’artista e l’energia del vulcano si trovano a dialogare e a fare i conti con una immanente rimozione.

 

«Non so perché – spiega l’artista – ma anche se sono cresciuta nella città di Napoli con il Vesuvio davanti ai miei occhi tutti i giorni, soltanto in questi ultimi anni mi sono sentita attratta da questa montagna sempre nuova. Mi sono chiesta: perché mai la gente continua a costruire le case sul Vesuvio pur sapendo che è uno dei più pericolosi vulcani del mondo? E perché mai le istituzioni non riescono a fermare questa espansione delle zone abitate dei paesi vesuviani? Questa domanda mi girava per la testa da un po’, e così ho iniziato a lavorare attorno al Vesuvio; anzi in particolare, sopra il Vesuvio. Mi sono fermata più volte sulla bocca del vulcano per guardare al suo interno e cercare le tracce dei crolli delle più recenti esplosioni; sono entrata nelle case vesuviane dove ho fotografato oggetti e volti e ho girato dei video, ho parlato con le persone che abitano il vulcano, ho registrato le loro testimonianze. La domanda in me permane e ora la rivolgo a voi tutti…!».

 

L’esito di questa ricerca, dal titolo Spyholes, è presentata ora in una suggestiva mostra dove le opere, esposte in due sezioni del museo di Capodimonte, ripropongono i temi fondanti dell’artista: l’attraversamento, il mutamento, l’energia, indagati attraverso riflessioni che spaziano dalla condizione di perenne migrazione dell’individuo contemporaneo alla rimozione di parte della realtà, trasportata nell’oblio dalla vita quotidiana e dalle sue incombenze.

 

La seconda parte della mostra, intitolata Grand Tour 2.0, espone i disegni tratti dai taccuini di viaggio realizzati negli ultimi anni, affiancati e posti in relazione con quelli appartenenti alla collezione del Museo di Capodimonte che evocano o alludono al Grand Tour, il lungo viaggio culturale che dal XVII secolo vedeva i giovani mitteleuropei attraversare l’Italia sino a Napoli, una delle tappe privilegiate di quel percorso di formazione.

 

Contrariamente a quanto suggerisce il titolo, questi lavori non visualizzano i luoghi visitati, ma la traccia lasciata dall’attraversamento dell’energia prodotta dal mezzo di trasporto e dalle sue vibrazioni nel corpo dell’artista. L’attenzione per una nuova immaginazione da un lato, partendo da dati figurativi, si sforza di re-immaginare i luoghi come erano un tempo; dall’altro cerca di restituire il tragitto del viaggio dell’artista registrando una serie di segni e tracce fisiche, un flusso di energia in continuo movimento, che vorrebbe comunicare con quella dormiente del Vesuvio.

 

Marisa Albanese. Spyholes – Grand Tour 2.0 a cura di Achille Bonito Oliva. Museo di Capodimonte – Napoli, fino al 9 gennaio 2011. Catalogo Charta.

Riproduzione riservata ©

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