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In profondità > Chiesa cattolica

Sul treno delle Settimane sociali

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Il lavoro prosegue. Relazioni e approfondimenti sul sito della manifestazione.

Settimane sociali Reggio Calabria

Quasi due anni di lavoro, oltre un centinaio di convegni e seminari preparatori, nazionali e locali, 1.200 delegati presenti: sono solo alcuni dei numeri della 46esima edizione della Settimana sociale dei cattolici italiani che si è svolta, dal 14 al 17 ottobre, a Reggio Calabria. Un evento seguito e documentato capillarmente sul territorio della Penisola grazie al lavoro dell’ufficio stampa della manifestazione, di Avvenire, dell’Agenzia Sir (Servizio informazione religiosa), dei settimanali diocesani e delle numerose testate appartenenti alle realtà associative che hanno seguito i lavori sui temi di grande attualità: immigrazione, lavoro, famiglie, politica, fisco…

 

«Ripensando al percorso fatto – commenta Francesco Rossi, giornalista del Sir e membro dell’ufficio stampa delle Settimane sociali – mi vengono in mente molte tappe interessanti. C’è stato l’incontro a Taranto sull’ambiente, e da sfondo c’era l’Ilva, quindi uno spunto per parlare anche di lavoro. A Pescara si è discusso di sanità: un tema particolarmente delicato in tutta Italia, ma soprattutto in Abruzzo, mentre a Prato non si poteva non parlare di immigrazione, visto che in base al dossier della Caritas gli stranieri sono quasi 29mila su 246mila residenti. Si è cercato di evidenziare i problemi, le contraddizioni dei vari territori».

 

Dunque, si è cercato soprattutto di coinvolgere la gente…

«È stato fatto tutto con il supporto dei territori e l’interesse ottenuto dagli incontri è stato riscontrato anche sui media. Si è parlato di finanza e crisi, Sud e solidarietà, globalizzazione e sviluppo locale, unità nazionale… Anche se la grande stampa ne ha parlato poco, gli incontri e la Settimana sociale hanno suscitato grande interesse sulla stampa locale, quella più vicina alla gente. Attraverso le 187 testate diocesane e quelle delle realtà associative c’è stata una copertura quasi capillare dell’Italia, con informazioni veicolate anche dall’agenzia Sir. E questa è un’attenzione mediatica di più lungo respiro, anche per la formula inedita della settimana: è durata quasi due anni e ancora continua».

 

In questo senso, uno strumento per tenersi in contatto, per essere informati, potrà essere il sito delle Settimane sociali di cui lei si è, tra le altre cose, occupato?

«Quando, nella primavera del 2009, il comitato organizzativo delle Settimane sociali ha chiesto all’agenzia Sir di mettere a disposizione una figura professionale che si occupasse del sito, non si conosceva ancora la mole di lavoro che si sarebbe dovuta affrontare. Il Sir ha messo a disposizione me per quest’attività e, col tempo, di fatto il sito si è rivelato uno degli strumenti maggiormente utilizzati per questo cammino. C’è stato un aggiornamento quasi quotidiano».

 

Sempre sul sito, per chi volesse fare un approfondimento, è possibile reperire buona parte della documentazione delle Settimane sociali?

«Il comitato delle Settimane sociali ha deciso sin dall’inizio di pubblicare ogni contributo che ci venisse inviato. E, anche se bisognerebbe riorganizzare tutto il materiale, la grande quantità di interventi che abbiamo raccolto è segno tangibile del vasto interesse suscitato da questo evento. Grazie ai contributi ricevuti e pubblicati, gli organizzatori hanno anche potuto orientare meglio i temi della manifestazione. Non tutte le tematiche analizzate sono finite in agenda, ma sono state tutte analizzate con attenzione. Si è innescato un meccanismo comunicativo anche grazie a questa sorta di diario multimediale del cammino fatto. Il sito è una vetrina, attraverso la quale ragazzi di Bolzano come di Palermo hanno potuto seguire, dalle loro case, l’evolversi della Settimana sociale. Certo, bisogna continuare a lavorare, ma è stato instaurato un processo virtuoso per dare visibilità ad un progetto che sembrava, e sembra, innovativo e valido per mostrare la presenza e la vivacità della Chiesa e del laicato italiano, che vuole e deve farsi sentire sulle cose che contano».

 

Riproduzione riservata ©

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