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Cultura > Arte e Spettacolo

Petali sulla “Sagra della primavera”

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

A Pompei l’originale coreografia del brasiliano Ismael Ivo. Su un tappeto di rose 14 ballerini celebrano la stagione della rinascita, quasi un rito che mescola tradizioni locali, ecologia e culture-latino americane

 

Sagra di primavera danza

Tutta la poetica del coreografo brasiliano Ismael Ivo e la sua metodologia di lavoro, nascono dall’insegnamento di Pina Bausch.  «Ciò che è importante non è come si muove il corpo di un ballerino, ma cosa lo muove» ha dichiarato Ivo, sulle orme della maestra. Trae linfa da questa basilare concezione, l’approccio usato dal danzatore con i 14 giovanissimi  elementi della nuova compagnia di danza “Les danseurs napolitains”, che nell’area archeologica di Paestum e di Pompei hanno dato movenze ad un’inedita versione de Le sacre du printemps.  

 

 

Chiusi per un mese in un vecchio granaio ristrutturato di Paestum, la compagnia e il coreografo hanno condiviso una “residenza creativa” umana e culturale, di impegnativo lavoro fisico e mentale per dare vita ad un balletto di grande impatto visivo ed emotivo: a cominciare proprio dalla pioggia di petali di rosa che cadono incessantemente per tutto il tempo della rappresentazione, fino a formare un tappeto colorato e morbido dove si sviluppano i movimenti dell’intensa coreografia.

 

«L’ispirazione per questo spettacolo – spiega Ismael Ivo – mi è nata proprio ascoltando la storia della rosa, simbolo di Paestum: un bellissimo fiore che cresceva all’interno dei templi fra Repubblica e Impero, nei giorni di Ovidio e Virgilio. Una rosa che fioriva due volte l’anno e che ora non esiste più». Ritroviamo però la bellezza e la delicatezza del fiore moltiplicata nella libera versione del balletto, ispirato alla musica originale di Stravinsky.

 

Sacre è una musica fisica, legata fortemente a un sentimento istintivo del movimento del corpo. C’è ricerca, si vuole toccare la psiche umana, il corpo reclama spazio, voce e identità, quasi una trance-danza.

 

Nella sua coreografia, Ivo ha voluto evidenziare un pensiero ecologico ponendo e ponendosi una domanda: «Siamo sicuri che la prossima primavera arriverà?». Questa danza-rito si fa quindi riflessione sulla situazione catastrofica del pianeta Terra e diventa, non tanto celebrazione della stagione della rinascita, ma una danza di sopravvivenza.

 

Immergendosi nella cultura mediterranea, osservando i siti archeologici, e lavorando sulla singola personalità dei 14 ballerini campani, il lavoro coreografico ha voluto essere anche analisi del vocabolario, dei ricordi e del linguaggio gestuale locale.

 

«Il nostro è quasi un rito – continua Ismael – il desiderio di recuperare il potere e di ispirare il cambiamento. È una metafora del delirio mediterraneo. La danza diventa espressione della coscienza umana». E in questa danza l’artista brasiliano ha portato anche il suo ricco patrimonio di gesti, di temi e di pensiero del corpo, dove si intrecciano danza contemporanea e radici nere.

 

Le sacre è preceduta da un Prologo originale firmato dallo stesso Ivo che si avvale di una colonna sonora che riproduce i rumori della lava del Vesuvio e della Zolfatara di Pozzuoli e si odono anche i ronzii degli insetti tra i templi di Paestum. Su questo magma interculturale vive una danza che ci trasporta dentro la storia di ieri e di oggi.

 

Le sacre du printemps, coreografia e regia di Ismael Ivo, nell’ambito del Campania Teatro Festival Italia, coproduzione Napoli Teatro Festival Italia, Paestum Festival, Leuciana Festival.

 

Riproduzione riservata ©

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