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Persona e famiglia > Famiglia

Una punizione gandhiana per falsa testimonianza

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova

Una delle guardie impiegate presso il mausoleo di Gandhi sconterà una pena in linea con gli ideali dell’uomo che lì viene ricordato.

mausoleo gandhi

La notizia è di quelle che non fanno rumore, ma certo costituisce un insolito esempio di giustizia “personalizzata”, ad hoc, ed un modo alternativo ma efficace di esercitare la legge morale ed i suoi ideali.

 

Kanhaiya Lal aveva fatto ricorso all’Alta Corte di Delhi per essere stato ingiustamente licenziato nel 1999 dal suo impiego come guardia presso il memoriale del Mahatma Gandhi nella capitale indiana. Recentemente è stato condannato per falsa testimonianza. La pena prevista dalla legge indiana in questi casi sarebbe la reclusione fino a tre anni. Lal, invece, resta in libertà, ma per un mese, per due ore ogni giorno, deve pregare presso il mausoleo del padre della Patria ed assicurare la pulizia dell’ambiente. L’impiegato indiano aveva dichiarato infatti di essere stato assunto nel 1990, mentre da ricerche compiute è emerso che aveva prestato servizio solo per poco più di due anni. Durante il processo Lal ha ammesso la falsa testimonianza, ma il giudice è stato inflessibile: il suo comportamento non corrispondeva agli ideali dell’uomo presso il mausoleo del quale prestava servizio ogni giorno.

 

Una sentenza non solo giusta ed esemplare, ma anche personalizzata e di alto valore morale, secondo gli ideali del Mahatma. Si tratta di un esempio non solo per la legge del Paese asiatico, spesso caratterizzata da una corruzione e da una burocrazia che ha fatto perdere la fiducia nella legalità. È un esempio efficace di creatività giuridica. La giustizia, se amministrata come dovrebbe, può assicurare sentenze eque e capaci di redimere anche colpe apparentemente minori, offrendo esempi che permettano di riacquistare una fiducia vera negli uomini e nelle istituzioni che dovrebbero garantirla e che spesso sono caratterizzate da illegalità e corruzione rampante.

 

Nel caso di Lal, il giudice ha sottolineato che chiunque abbia un qualsiasi impiego presso un luogo sacro come quello che ricorda Gandhi dovrebbe essere impregnato dei suoi valori ed ideali. Lal non si è mostrato coerente con l’etica del Mahatma. Il caso potrebbe far sorridere. Resta però un esempio stimolante e varrebbe la pena di essere maggiormente pubblicizzato, oltre che seguito.

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