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In profondità > Chiesa

In raccolta per Fratel Biagio gravemente ammalato

di Patrizia Carollo

- Fonte: Città Nuova

Al suo giaciglio, tutta la gente che lo ama, con l’arcivescovo palermitano mons. Lorefice, che “non raggiunto in Cattedrale come ogni anno, per la Solennità dell’Epifania, è stato lui a raggiungere la Missione”, in segno di comunione fraterna

Fratel Biagio
Fedeli che pregano e partecipano alla santa messa in prossimità del giaciglio di Fratel Biagio

Sono giorni difficili per Palermo, perché la situazione di salute di fratel Biagio Conte – che ha lasciato una vita agiata per fondare la “Missione di Speranza e Carità” e altre cittadelle a favore dei poveri – è degenerata. Il missionario laico che, per anni, ricevuto un miracolo a Lourdes, ha anche camminato, a lungo per l’Europa, con una pesante croce sulla spalla, per portare pace e speranza al mondo è, oggi, allettato, dopo tutte le chemio che lo hanno indebolito nel corpo (per un tumore al colon sopraggiunto da mesi) ma non nell’animo. Senza quasi più la forza d’aprire gli occhi, né di proferir parola, Biagio, infatti, ancora resiste. E desidera nutrirsi, ogni giorno, della santa messa, della Parola di Dio che consola e salva, pur nel dolore.

Fratel Biagio

Il cartello posto fuori la stanza di Fratel Biagio

Attorno al suo giaciglio, si stringono in tanti. Arrivano nella sede di via Decollati, dove soggiorna, uomini, donne, bambini, preti, giornalisti, fratelli missionari anche da vari paesi limitrofi, ospiti della struttura, volontari, semplici cittadini ma anche autorità. Giungono per dargli vicinanza e pregare, per chiedere al Signore che sia fatta la Sua Volontà, esternando, ugualmente, il desiderio che arrivi la guarigione.

Il 6 gennaio, per la solennità dell’Epifania, Conte era solito partecipare insieme a tanti accolti della “Missione di Speranza e Carità” alla funzione religiosa alla chiesa madre, la cattedrale di Palermo. Le donne accolte nella diramazione di via Garibaldi erano solite indossare, per quest’occasione, i vestiti tipici dei loro Paesi, preparare balli e canti. Quest’anno, vista la situazione d’estrema fragilità di salute, non è stato possibile.

L’arcivescovo Lorefice, non raggiunto, li ha raggiunti. E ha celebrato messa alle ore 9, nelle immediate vicinanze della stanzetta del missionario: «È bello – ha esordito – che possiamo celebrare l’Eucarestia qui insieme, ancora insieme a fratel Biagio. È soprattutto bello celebrare l’Eucarestia in questa giornata che per noi è il memoriale della Pasqua del Signore». Ha rammentato, nella concomitanza del ricordo dei Magi alla grotta per la nascita di Gesù, come fratel Biagio sia, per Palermo, come una stella “che conduce all’essenziale”.

Da anni, si è fatto, infatti, piccolo e umile per aiutare gli ultimi della terra; si è spogliato di tutto per vestire solo un saio verde giorno e notte; non si è, mai, dimenticato di Dio, mettendolo, anzi, al primo posto; ha digiunato infinite volte per indicare che la via stretta della penitenza e della non opulenza è quella da seguire. E ha fatto, infine, suo, spesso, il dolore del mondo, non solo degli emarginati ma di coloro che senza direttive morali hanno rischiato di perdere la propria anima.

Oggi, il nostro amico non riesce più ad alzarsi dal suo letto, non riesce più quasi a parlare, tiene gli occhi chiusi. Monsignor Lorefice chiarisce a tal proposito: «Non può essere lasciato solo in questa prova della vita, dev’essere sostenuto nella fede!». Continuando a sperare nel miracolo, Palermo chiama l’Italia tutta.

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