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Italia > Noi due

Crescere un bambino empatico

di Benedetta Ionata

- Fonte: Città Nuova

Capace di esprimere le proprie emozioni, saperle regolare, capire quelle degli altrui, per “entrare in sintonia”

La conoscenza da parte dei bambini delle emozioni, e del modo in cui si esprimono e si regolano, sono aspetti chiave della competenza emotiva. Questa include diverse abilità che aiutano il bambino a comportarsi in modo prosociale, a sviluppare amicizie, a rispondere in modo appropriato ai conflitti, a focalizzare l’attenzione e a raggiungere altri importanti obiettivi di sviluppo.

In queste abilità rientrano la capacità di esprimere le emozioni, il saperle regolare e il conoscere non solo le proprie emozioni ma anche quelle altrui. Quest’ultima abilità è chiamata anche «empatia», ed è la capacità di condividere e comprendere le emozioni proprie e degli altri e di rispondere ad esse in modo affettivo e appropriato. Questa capacità è essenziale per navigare con successo nella vita sociale quotidiana, dato il suo ruolo di «collante sociale» nello stimolare l’appartenenza sociale e a migliorarne la competenza.

Molti genitori si allarmano quando notano tratti egoistici e non di empatia nei loro figli, ma quando vengono espresse queste preoccupazioni, c’è da tenere a mente che la parte principale del cervello responsabile dell’empatia è particolarmente poco sviluppata nei bambini piccoli. L’empatia e la cura sono abilità soggette ad apprendimento, ma soprattutto è tipico dello sviluppo che i bambini considerino sé stessi per primi perché dà loro una migliore possibilità di sopravvivere.

È durante l’età prescolare che i bambini cominciano ad acquisire abilità che li aiutano a esprimere, moderare e gestire i propri affetti, e sviluppano conoscenze su come rispondere a situazioni in cui sono coinvolte le emozioni.
Sebbene il temperamento svolga un ruolo considerevole nell’influenzare l’espressione emotiva dei bambini, sono le relazioni sociali, in particolare quelle con i genitori, che forniscono il contesto all’interno del quale i bambini imparano a comprendere e regolare le emozioni.

Nello specifico il contributo dei genitori è dato da tre aspetti distinti, ovvero la capacità di regolare le emozioni del bambino, osservare le proprie reazioni alle emozioni dei figli e fare delle emozioni argomento di istruzione.

Si possono ritrovare alcuni esempi di questi aspetti quando i genitori esprimono positivamente le proprie emozioni, vedono la manifestazione emotiva del bambino come un momento di intimità e insegnamento, reagiscono con il supporto all’espressione delle emozioni negative dei bambini, aiutano il bambino a etichettare verbalmente le proprie emozioni, entrano in empatia o convalidano le emozioni del bambino e aiutano il bambino a risolvere i problemi (e, se necessario, a stabilire dei limiti).

In tutti questi casi i genitori stanno aumentando la possibilità di migliorare le competenze socio-emotive dei loro bambini, tra cui la comprensione, la consapevolezza e la regolazione delle emozioni, caratteristiche importanti per assumere una prospettiva empatica e avere relazioni sincere. Si può affermare che i bambini che sperimentano questo stile genitoriale hanno meno probabilità di manifestare problemi comportamentali e dimostrano di avere abilità sociali più forti.

Dunque il contributo genitoriale nell’espressione e nella regolazione emotiva, il modo in cui i genitori reagiscono alle emozioni dei loro figli, il loro discorso emotivo e il modo in cui insegnano ai bambini le emozioni sono aspetti centrali.
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che i figli che discutono con i genitori degli stati emotivi hanno una migliore consapevolezza e comprensione delle proprie e altrui emozioni. La cosa più preziosa che possiamo insegnare ai nostri figli è infatti il saper gestire le proprie emozioni ma soprattutto il saper entrare in sintonia con l’altro, per garantirgli una vita piena di significato.

 

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