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In profondità > Chiesa

Russia e Ucraina, consacrazione a Maria: pregare per trasformare il mondo

di Vittoria Terenzi

- Fonte: Città Nuova

Il prossimo 25 marzo papa Francesco ripeterà l’“Atto di affidamento” per mettere sotto la materna protezione di Maria tutti i popoli della terra, specialmente Russia e Ucraina

affidamento

«Come stiamo portando nella preghiera la guerra in corso?», ha chiesto papa Francesco nell’omelia della Messa per il IV centenario della canonizzazione dei santi Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù, Isidoro Labrador e Filippo Neri. «Pregare è trasformare la realtà. È una missione attiva, un’intercessione continua. Non è distanza dal mondo, ma cambiamento del mondo. Pregare è portare il palpito della cronaca a Dio perché il suo sguardo si spalanchi sulla storia». La preghiera è l’arma più potente: il 25 marzo 1984 Giovanni Paolo II compiva a Roma l’Atto di affidamento, con il quale poneva sotto la materna protezione di Maria tutti i popoli della terra desiderosi di pace, verità e giustizia. Il prossimo 25 marzo, a 38 anni di distanza, papa Francesco, dinanzi al perdurare della guerra tra Russia e Ucraina, compirà ancora una volta quell’affidamento.

Lo ha reso noto in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni: «Durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle ore 17.00 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre».

L’atto di affidamento dei popoli all’intercessione di Maria vuol dire non sentirsi soli ma, sull’esempio di Maria, chiedere che lo Spirito Santo continui a tenere accesa in ogni persona la luce della fede, lo sguardo della speranza e l’agire della carità. In momenti in cui tutto sembra perduto, la Madre di Dio e nostra ci esorta a sollevare lo sguardo per riorientarci grazie a quella stella che non conosce tramonto, Cristo luce delle genti.

«È un periodo buio. Di cosa c’è bisogno quando c’è il buio? C’è bisogno di luci, almeno di fiammelle», ha commentato monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente dei vescovi della Federazione Russa spiegando che la preghiera del 25 marzo sarà proprio «un invito ad accendere questa fiammella di speranza che non si è mai sopita nel nostro cuore, che non è mai sopita».

Lo scorso 2 marzo, i vescovi cattolici di rito latino dell’Ucraina avevano rivolto una richiesta al papa: «In queste ore di incommensurabile dolore e di terribile calvario per il nostro popolo, noi, vescovi della Conferenza episcopale dell’Ucraina, siamo portavoce della preghiera incessante e accorata, sostenuta dai nostri sacerdoti e dalle persone consacrate, che ci viene da tutto il popolo cristiano per la consacrazione della nostra Patria e della Russia». Con gratitudine e speranza è stata, quindi, accolta dalla Chiesa greco-cattolica ucraina la risposta di papa Francesco tramite l’atto di affidamento.

Anche l’arcivescovo latino di Leopoli, monsignor Mieczysław Mokrzycki ha commentato la notizia dell’atto di affidamento: «Siamo molto contenti e grati che sia arrivata subito la risposta di papa Francesco», informando della decisione di una novena in preparazione alla preghiera del 25 marzo.

«Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre», ha ribadito il papa parlando al Congresso della Fondazione Gravissimum Educationem. «Nel contesto provocato dalla guerra in Ucraina risalta ancora di più il valore di questo Patto Educativo, in ordine a promuovere la fraternità universale nell’unica famiglia umana, basata sull’amore. La preghiera per la pace va infatti accompagnata da un paziente impegno educativo, affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza, non si risolvono con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo».

È un invito a non rinunciare alla speranza di costruire un mondo in cui tutti gli uomini e le donne possano riconoscersi fratelli e sorelle, a fare nostre le parole di una preghiera scritta dall’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, con cui papa Francesco ha concluso l’udienza generale del mercoledì: «Perdonaci la guerra, Signore. Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, ti imploriamo! Ferma la mano di Caino! Illumina la nostra coscienza, non sia fatta la nostra volontà, non abbandonarci al nostro agire! Fermaci, Signore, fermaci! E quando avrai fermato la mano di Caino, abbi cura anche di lui. È nostro fratello».

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