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Italia > Tradizioni

Una processione con i trattori

di Gustavo E. Clarià

- Fonte: Città Nuova

Una originale processione al tempo della pandemia. Accade a Fontaniva nel Veneto. Che messaggio lancia?

Cosa hanno in comune un paese di 9.000 abitanti, Fontaniva, situato nel cuore della pianura veneta, attraversato dal fiume Brenta, e Bertrando, un beato tedesco, morto 800 anni fa?

Niente e tantissimo!

Sì, perché il “beato” (lui, il tale Bertrando), si trovò a morire proprio a Fontaniva, mentre si stava recando a Roma come “pellegrino della carità”. E da allora, gli abitanti del paese veneto si sono incontrati, ogni anno, per celebrare, uniti nel nome del Beato.

A celebrare l’anniversario della morte di Bertrando? Sì, ma non solo! A celebrare anche l’arrivo della primavera, a ringraziare Dio e la terra per i prossimi raccolti, a celebrare la vita e sentirsi insieme parte di una comunità, appartenenti alla stessa famiglia, con antiche radici comuni.

A celebrare, in definitiva, la propria identità, immutata nella sua essenza, attraverso i secoli!

Prova di ciò è stata la processione avvenuta il 1° marzo, festa del Beato, che si è celebrata, come ogni anno, nonostante la pandemia, grazie alla grande creatività della gente.

Il protocollo sanitario metteva forti costrizioni ad ogni tipo di manifestazione pubblica. E  allora… cosa fare?

Per la gente di Fontaniva, tutto si poteva fermare, ma non la processione del Beato Bertrando, e men che meno nell’anniversario dell’ottavo centenario della morte di chi li ha tenuti uniti per ben 8 secoli.

E così il paese veneto si è risvegliato, lo scorso 1° marzo, invaso da una processione di … trattori! Un’idea geniale che rispettava il rigido protocollo anti Covid, ma, allo stesso tempo, salvava l’importante appuntamento per i Fontanivesi.

Ho riflettuto su questo evento, a un primo acchitto di poca importanza e che riguarda soltanto un piccolo paese del Nord Italia. Eppure, sono arrivato alla conclusione che, esso, tutt’altro che piccolo, assume grande rilevanza e lancia un importante messaggio.

La gente di Fontaniva, in piena coscienza o solo per istinto arcano, ha saputo salvaguardare un evento che va ben oltre il fatto religioso. La gente di Fontaniva, credenti e non credenti, e, a differenza, purtroppo, di altri paesi europei, sa dove affondano le sue radici. La gente di Fontaniva è consapevole dei legami con la propria terra, rispettosa dei suoi tempi, nell’abbondanza e nella carestia. La gente di Fontaniva sa ancora celebrare la vita insieme, e riconoscersi, in nome di un beato tedesco, parte della stessa grande famiglia, superando, almeno in quel giorno, le divisioni e i conflitti avvenuti durante l’anno.

Il detto messicano, che in italiano suona, “paese piccolo, inferno grande”, per Fontaniva il 1° marzo non conta.

Applausi allora, ai Fontanivesi che non rinnegano le proprie radici culturali cristiane, che difendono con orgoglio e semplicità la propria identità, e che, pur senza proporselo, lanciano all’Europa, spesso smarrita, un bel messaggio, attuale e opportuno.

 

 

Riproduzione riservata ©

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