«Penso che questa Giornata Mondiale del Matrimonio sia un’opportunità di riflessione e annuncio per tutti i giovani che ancora non conoscono la bellezza straordinaria del Sacramento del Matrimonio, la sua “delicata potenza”. San Valentino ci parla di sentimenti ed emozioni ma è vitale per le coppie passare dai sentimentalismi passeggeri alla stabilità di decidere consapevolmente di stare insieme, nella condivisione di progetti, passione, vita, intimità, calore, sofferenza e gioia. Ricordiamoci che Amare significa decidere di stare insieme nonostante e attraverso tutto».
«Sono tempi complessi che hanno aperto nuove prospettive relazionali, basti pensare all’uso intensivo dei social. C’è stata una rottura di abitudini e di equilibri. Questo però ha permesso di rivedere le proprie relazioni, i limiti e i punti di forza e magari imparare qualcosa di nuovo, per ripartire con più slancio. Ogni tempo ha poi qualcosa da insegnarci, magari facendoci entrare in crisi, ma ben venga: una crisi non per la morte ma per la vita, per la crescita. Conosco infatti molte coppie che, malgrado questo difficile periodo, hanno scelto di mettere al centro il loro amore, lanciandosi nell’avventura matrimoniale anche con poco, comprendendo che occorre fidarsi di Dio piuttosto che investire solo sulle proprie forze».
«Penso che l’altro di fronte a me e accanto a me sia “territorio sacro”. Quanto è utile e bello sentirsi amati, non giudicati, accolti nelle proprie fragilità e ferite; dirsi in coppia: “Ti stimo e ti amo per quello che sei”. L’altro non è la soluzione ai miei problemi, ma quel dono che Dio mi ha messo accanto affinché io me ne prenda cura, non considerandolo “mio” ma Suo, e per questo da riconsegnare a Lui, dopo averlo custodito, magari tutta la vita. L’altro è la mia opportunità per diventare santo: non perché me ne combina di tutti i colori, mettendo alla prova il mio sistema nervoso, ma perché mi stimola a dare il meglio di me. Questo è Amore!».
«Penso che essere felici e trovare pienezza nella propria vita sia la cosa più importante: amandosi e lasciandosi amare. Nelle nostre mani abbiamo le potenzialità per crescere, per portare luce ed energia attorno a noi. Io mi sono abbandonato a quell’Amore eterno che viene da Gesù e guardando a Lui riesco ad amare gli altri come Lui ci ha insegnato. Ai giovani, direi: cercatevi dei “maestri di vita”, dei punti di riferimento, delle “stelle” da guardare nel cielo affinché la vostra navigazione prosegua, nelle tempeste, nella giusta direzione. Penso a Francesco d’Assisi, Chiara Corbella, don Pino Puglisi e tutti quei santi della porta accanto. Nutritevi di cose buone, di relazioni significative, calde, feconde. Iniziate! Non abbiate paura di vivere la vostra vita con amore, perché tutto può cambiare…in meglio e io l’ho sperimentato».
«Un uomo di 39 anni, originario di Roccapalumba (Palermo). Una delle mie passioni da ragazzo era quella di diventare uno chef, pertanto ho studiato presso l’Istituto Alberghiero, dove ho potuto approfondire la passione per la pasticceria. La mia vocazione nasce in età giovanile, quando da ragazzino con mio padre partecipavo alla Celebrazione Eucaristica domenicale. Lì è iniziato tutto, affascinato da quest’uomo-Dio, Gesù di Nazareth, il quale, seppur nel suo mistero, si rivelava a me nella sua semplicità. Ascoltandolo trovavo in lui le parole giuste, quelle che davano senso ad ogni cosa».
«Il linguaggio umano esprime bene la chiamata al sacerdozio. Ogni coppia nasce da un incontro tra due… è sempre così! Un giorno qualunque, incontri per caso qualcuno ad una festa, al lavoro, alla fermata dell’autobus. Il luogo non ha importanza, è il modo che resta sempre indelebile nella memoria. Qualsiasi coppia potrebbe riportare, del loro primo incontro, un racconto dettagliato. Cosa li ha colpiti: l’estetica, i modi simpatici o gentili, la timidezza, la capacità di parlare? Hanno compreso d’essere guardati, che qualcuno si è accorto di loro, e all’improvviso non si sono sentiti più soli e hanno desiderato di vedersi ancora. Anche per il sacerdozio è avvenuto qualcosa del genere: c’è stato un incontro, unico, e uno Sguardo che si è posato su di me. Nasceva il desiderio di conoscere di più Dio, la bellezza della comunità ecclesiale e cresceva la necessità di donarmi sempre di più».
«Il mio servizio è abbastanza particolare e a volte il tempo per sé stessi è abbastanza ridotto. È in quello sguardo quotidiano all’Amato che traggo forza per tutto. Certamente la Celebrazione Eucaristica rimane il centro della mia vita, e la preghiera del cuore mi è molto d’aiuto nel tenere “la mente e il cuore in Dio”. Come un uomo e una donna pensano al proprio amato, così anche io penso al mio Signore, che mi ha amato e ha dato la vita per me. Questo per me è imprescindibile».
