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Cultura > teatro

La vera odissea di Enaiat, ragazzo afghano

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

L’attore Paolo Briguglia racconta sulla scena la vicenda umana di Enaiatollah Akbari raccolta nel libro di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli”

Nel variegato teatro di narrazione ancora in auge, c’è il recupero di una memoria passata e di una più remota contenente storie umane che, da luoghi di derive geografiche, ritornano attuali e mutate nei nomi. Come quello di Enaiatollah Akbari, il protagonista di Nel mare ci sono i coccodrilli, best seller di Fabio Geda tradotto in più di 20 Paesi.

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È la storia vera di un ragazzo afghano la cui vita, a 10 anni, viene violentemente reclamata come risarcimento da dei banditi e che la madre, per salvarlo, è costretta ad abbandonare fuori dal suo Paese. Gesto d’amore estremo, che contiene tutto il dolore del mondo, di ieri e di sempre. Prima di lasciarlo definitivamente da solo, la madre, stringendosi forte al petto la sua piccola testa per un tempo che a lui è sembrato infinito, gli ha fatto promettere che non avrebbe mai fatto tre cose nella vita: assumere droghe, usare armi e rubare. Poi è sparita. In quel momento Enaiat, ha dovuto smettere di esser bambino. Dal piccolo paese nativo arroccato sulle montagne si sveglierà smarrito in una cittadina sconosciuta del Pakistan da dove inizierà un drammatico viaggio attraverso Afghanistan, Iran, Turchia, Grecia, Italia, per sfuggire alla morte e cercare un posto da poter chiamare finalmente “casa” (e la troverà a Torino dove una famiglia si farà carico di lui). Soffrendo la fame, la sete, la febbre; macinando chilometri a piedi, nascosto in treno o in macchine, stipato in camion insieme ad altri disperati in mezzo al letame, la pericolosa odissea che metterà continuamente a repentaglio la sua vita, gli farà conoscere la miseria, la cattiveria ma anche la nobiltà degli uomini, e non gli farà perdere, nonostante tutto, la forza d’animo, né l’ironia, né cancellare dal volto il luminoso sorriso.

«Come lo si trova un posto per crescere? Come lo si distingue da un altro?», chiede, nel libro, l’autore a Enaiat. «Lo riconosci – risponde il ragazzo – perché non ti viene voglia di andare via. Certo, non perché sia perfetto. Non esistono posti perfetti. Ma esistono posti dove, per lo meno, nessuno cerca di farti del male». Al testo di Geda, di sempre stringente attualità e umanità, si è appassionato anni fa l’attore Paolo Briguglia traducendolo per la scena, ed oggi nuovamente riproposto al Teatro Franco Parenti di Milano (e si spera possa continuare ad essere rappresentato e avere lunga vita. Perché storie come queste meritano essere ascoltate e conosciute, sempre).

Da solo sul palcoscenico con unico oggetto una sedia, accompagnato dalle musiche di Fabio Zeppetella e da alcune luci a movimentare lo spazio, Briguglia firma con Edoardo Natoli coregista, uno spettacolo – che tale non potrebbe neanche definirsi per la semplicità del restituire una storia sul palcoscenico – che scuote l’anima e la mente. Riscritta con intelligente inventiva drammaturgica e scenica, Briguglia fa vivere la storia in un’epicità divenuta quotidiana facendone un racconto che eredita i toni affabulatori della favola popolare. Una semplicità del narrare che è scavo di sentimenti e di esistenze che entrano sottopelle. Testo congeniale a un’indole d’attore dalla forte carica umana, che ha l’urgenza della riflessione e l’approfondimento della realtà, che si mette al servizio della parola, che si fa tramite per lo spettatore lasciando ad esso il potere dell’immaginazione, Briguglia con grazia e profondità, sguardo leggero e deciso, assume corpo e parole del protagonista, fino al trasporto dell’immedesimazione che riesce a parlare a ciascuno di noi. Nel resoconto peregrinante, dando voci e volti diversi dell’affollato mondo del protagonista, arriva dritto al cuore, lo stringe nella morsa dell’emozione, con la lucidità della mente che da narratore bambino si trasforma in adulto, immergendoci nell’incredibile vicenda umana di Enaiatollah. Una storia preziosa che ci insegna a guardare con occhi puri ogni persona.

“Nel mare ci sono coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari”, di Fabio Geda, con Paolo Briguglia, musiche originali di Fabio Zeppetella, regia Paolo Briguglia e Edoardo Natoli, spazio e costumi Alessandra Traina. Produzione BAM Teatro in collaborazione con Palermo Teatro Festival. A Milano, Teatro Franco Parenti, fino al 2 febbraio 2020.

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